Dopo mesi di tensioni e in modo del tutto inatteso, con una trattativa mediata dalla Nato, è arrivato l’accordo quadro tra Stati Uniti e Unione europea sulla Groenlandia. Malgrado i toni euforici usati da tanti per darne notizia, questo patto assomiglia più a una tregua diplomatica che a una soluzione definitiva e duratura. Infatti ci sono voluti molti giorni di trattative riservate, con il segretario generale del Patto atlantico Mark Rutte che, non senza difficoltà, è riuscito a costruire una cornice negoziale capace di disinnescare l’escalation voluta da Donald Trump e che rischiava di trasformarsi in una crisi aperta tra alleati.
Com’è facilmente intuibile si è trattato di un lavoro paziente, condotto insieme alla Danimarca e ai partner europei, con il coinvolgimento diretto del rappresentante americano presso l’Alleanza Atlantica, Matthew Whitaker, e accompagnato da incontri tra vertici militari a Bruxelles e a Davos.
E proprio dalla cittadina svizzera è arrivato il via libera politico di Trump, che ha ritirato la minaccia immediata di nuovi dazi ai Paesi Ue che non appoggiano le sue volontà di annessione della Groenlandia, riconoscendo di fatto l’esistenza di un’intesa di principio.
Tutto risolto? Non proprio. L’accordo, infatti, è quello che in gergo tecnico viene definito un “framework agreement” dai contorni ancora sfumati e su cui restano da chiarire molti aspetti giuridici e territoriali.
Le indiscrezioni sull’accordo Usa-Ue sulla Groenlandia
Secondo indiscrezioni rilanciate dal New York Times, durante i colloqui sarebbe stata discussa una soluzione territoriale limitata, che consentirebbe agli Stati Uniti di esercitare una forma di sovranità su specifiche aree della Groenlandia – probabilmente alcune piccole isole – che saranno destinate a ospitare basi militari americane, di fatto ricalcando il modello delle installazioni britanniche a Cipro. Un’ipotesi che, tuttavia, non è stata ufficialmente confermata come parte integrante dell’accordo richiamato da Trump.
La Nato, in una concisa nota stampa, ha chiarito che eventuali negoziati tra Danimarca, Groenlandia e Stati Uniti proseguiranno con l’obiettivo strategico di impedire a Russia e Cina di acquisire una presenza economica o militare sull’isola artica. Nello stesso comunicato il segretario generale Rutte ha anche precisato di non aver proposto compromessi sulla sovranità della Groenlandia, che resterebbe danese, durante il confronto con il presidente americano.
A provare a fare chiarezza sui contenuti dell’accordo è Axios, secondo cui il “Greenland framework” si limiterebbe a riaffermare il quadro giuridico esistente, mantenendo formalmente la sovranità danese e escludendo qualsiasi trasferimento di controllo statale. Una linea confermata anche dal Telegraph, che smentisce l’ipotesi di una vendita della Groenlandia agli Stati Uniti.
I nodi ancora da sciogliere
Da Copenaghen, la premier Mette Frederiksen ha ribadito che ogni cooperazione strategica, incluso il progetto statunitense del “Golden Dome”, dovrà avvenire nel rispetto dell’integrità territoriale danese, sottolineando come la sicurezza nell’Artico riguardi l’intera Nato.
Ma il tycoon, si sa, è capace di dire tutto e il contrario di tutto. Infatti malgrado l’accordo, il leader americano ha comunque rilanciato l’ipotesi – spiazzante – di offrire agli abitanti della Groenlandia una cifra, secondo il Daily Mail addirittura di un milione di dollari a testa, in cambio di un referendum favorevole all’adesione dell’isola artica agli Stati Uniti d’America. Un’idea che, al momento, appare più come una provocazione che come un’opzione concreta.