A Meloni non è parso vero che un agente fosse malmenato a Torino, così ha potuto accusare “l’opposizione”. Ma quando la polizia picchiò a sangue i ragazzetti d’un ginnasio che chiedevano la fine delle stragi a Gaza, la premier si guardò bene dal dire una parola. E per i due carabinieri aggrediti a sputi e costretti a inginocchiarsi da un colono ebreo armato di mitra, cosa ha fatto?
Anna Purini
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Gentile lettrice, a Torino, contro la chiusura della sede di Akatasuna, c’erano migliaia di persone pacifiche, famiglie, mamme coi bambini, anziani, e solo una manciata di infiltrati violenti. La premier ha colto la palla al balzo. Il fine è chiaro: annichilire il diritto alla protesta e dare protezione agli agenti che finiscano sotto processo. “Questa non è protesta, è tentato omicidio!” ha sbraitato. Frasi irresponsabili. Cinismo allo stato puro. Ma lei ci sguazza, brava solo ad aizzare le folle. Forte coi deboli e debole coi forti, come tutte le persone senza valore. Quando ha a che fare coi grandi poteri – il sionismo, Trump, l’Ue – è un agnellino. Per i carabinieri umiliati da un colono ebreo, Tajani ha convocato l’ambasciatore israeliano. Abbiamo ricostruito le sue parole: “Ambasciatò, me devi scusà si t’ho disturbato pe’ sti due carabinieri che nun se volevano inginocchià. Li dovete perdonà, sò ragazzi, sò poco istruiti, senz’arte né parte. Non succederà più, lo giuro. La prossima vorta, come vedono ‘n colono ebreo, se devono inginocchià subito e si nun lo fanno, je do certe sberle che se le ricordano pe’ sempre”. Mi scusi se la butto a ridere, ma spero sempre che una risata seppellisca questo governo.