L'Editoriale

Da Meloni appello al dialogo con fregatura

Dopo l’appello a collaborare di Meloni alle opposizioni, Piantedosi impugna (metaforicamente) il manganello per randellarle

Da Meloni appello al dialogo con fregatura

Per un governo che aveva fatto della sicurezza uno dei pilastri del suo programma elettorale, ritrovarsi a tre anni e mezzo dal suo insediamento ad affrontare il tema ancora con la logica e gli strumenti (il decreto legge) dell’emergenza, equivale ad ammettere il proprio fallimento.

Ma se a Meloni va riconosciuta una dote è quella di riuscire sempre a spostare i riflettori lontano dai propri disastri. Gli scontri di Torino, questione di ordine pubblico sotto la diretta responsabilità del ministero dell’Interno e quindi dell’esecutivo, sono diventati l’alibi perfetto non solo per giustificare la nuova stretta in arrivo contro il dissenso ma anche per equiparare – facendo di tutta l’erba un fascio tra qualche decina di estremisti violenti e le migliaia di persone che hanno manifestato pacificamente – i partecipanti al corteo di sabato scorso ai sostenitori del No al referendum sulla riforma Nordio che demolisce il Consiglio superiore della magistratura.

L’ultimo colpo di teatro dell’esecutivo, però, è andato in scena ieri a Montecitorio, durante l’intervento del ministro Piantedosi. Dopo l’appello a collaborare lanciato nei giorni scorsi dalla premier alle opposizioni, proprio sul tema della sicurezza, il titolare del Viminale ha impugnato – metaforicamente, s’intende – il manganello per randellare le opposizioni. “I disordini di sabato confermano il vero volto degli antagonisti ospiti dei centri sociali occupati abusivamente, talvolta anche grazie a coperture politiche ben identificabili – ha detto il ministro in Aula -. Credo che chi sfila a fianco di questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità”.

Un’accusa, neanche troppo velata, di connivenza tra i violenti e una certa sinistra. È qui che le opposizioni, dopo aver cincischiato sul da farsi, hanno realizzato che l’appello di Meloni era solo l’ennesimo bluff. Anche se, dopo tre anni e mezzo di governo, dovrebbero ormai aver imparato la lezione a memoria. Ma è proprio su questo condizionale, evidentemente, che anche stavolta il governo confidava per lucrare politicamente, scaricando la responsabilità degli scontri di Torino sul centrosinistra, persino dalle proprie mancanze.