Un microfono, una platea di supporter, e parole di fuoco che sono destinate a far parlare a lungo. Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze israeliano e volto dell’estrema destra religiosa, ha ribadito che nel prossimo mandato lavorerà per “incoraggiare la migrazione” dei palestinesi da Gaza e dalla Cisgiordania. Non solo Gaza, dunque. Anche l’altro territorio, quello che brucia da decenni, è finito nel mirino del fedelissimo di Benjamin Netanyahu.
Smotrich incendia il dibattito
Secondo quanto riportato dal Times of Israel, Smotrich ha rilanciato un’idea che in occidente, eccezion fatta per gli Usa che sul punto preferiscono il silenzio, viene giudicata come una forma di pulizia etnica. Dopo il 7 ottobre 2023, quella retorica era tornata a galla soprattutto su Gaza. Ma ora, per giunta nel pieno di una tregua che viene violata spesso e volentieri dalle truppe di Israele, il perimetro si allarga alla Cisgiordania.
Non si tratta di una novità perché proprio di recente il governo Netanyahu ha varato una serie di misure che aumentano il controllo di Tel Aviv sulla Cisgiordania, tanto che nell’Ue tanti hanno parlato di “neo colonialismo” e “volontà di annessione”, ma ora questo obiettivo – che Israele ha negato fino a ieri – viene di fatto ammesso da uno dei ministri di punta del governo Netanyahu. Si tratta, inutile girarci intorno, di un cambio di passo preoccupante.
Oslo nel mirino e “sovranità” in Cisgiordania
Durante un evento del suo partito, Sionismo Religioso, Smotrich ha elencato i “traguardi” che, a suo dire, dovranno essere conseguiti dal prossimo governo israeliano: “annullare formalmente e praticamente” gli Accordi di Oslo degli anni ’90, e applicare la sovranità israeliana sulla Cisgiordania così da “distruggere l’idea di uno stato terrorista arabo”. Il tutto condito dalla spinta alla migrazione “da Gaza, da Giudea e da Samaria”, dei palestinesi che, secondo Smotrich, dovrà essere il fiore all’occhiello della prossima legislatura che verrà decisa il prossimo ottobre.