Ucraina, il 64% degli europei favorevole a una missione di peacekeeping nel dopoguerra

Sondaggio EuroScope: il 64% degli europei favorevole a una missione di peacekeeping in Ucraina dopo la guerra.

Ucraina, il 64% degli europei favorevole a una missione di peacekeeping nel dopoguerra

La guerra in Ucraina non è ancora finita, ma l’Europa già discute di cosa fare quando tornerà la pace. E lo fa con numeri che pesano, fotografati dall’ultimo sondaggio EuroScope di Polling Europe, secondo cui il 64% dei cittadini dell’Unione sarebbe favorevole a una missione di peacekeeping in Ucraina al termine del conflitto. Una maggioranza netta, quasi due europei su tre.

Sì all’invio di truppe di peacekeeping in Ucraina, ma con prudenza.

Il dato, raccolto tra fine gennaio e inizio febbraio su oltre cinquemila intervistati, racconta un’Europa disposta a giocare un ruolo decisivo nel dopoguerra ucraino. Ma senza slanci temerari. Solo il 27% degli europei approva l’invio di truppe sul terreno, mentre il 37% dei cittadini preferisce un contributo più defilato fondato su logistica, intelligence, e forniture militari.

I contrari a qualsiasi coinvolgimento, invece, sono il 36%.

Geografia del consenso

Guardando ai dati delle singole nazioni, si notano grandi differenze. La Spagna guida il fronte ‘interventista’ con il 78% dei cittadini che si dice favorevole, segue la Francia al 69%, poi l’Italia al 61%, la Germania al 57% e la Polonia al 56%.

Ma, come appare evidente, non è solo una questione di confini perché ha un grande peso anche l’orientamento politico. Tra gli elettori dei gruppi S&D, Greens e Renew Europe il sostegno sfiora l’80%. Nell’area ESN precipita al 34%, con una netta prevalenza di contrari.

Europa tra ideali e realismo

C’è da sottolineare come una missione di peacekeeping non è una passeggiata diplomatica, ma prevede una presenza militare, anche se con mandato di stabilizzazione e deterrenza. Proprio per questo la rilevazione risulta particolarmente indicativa della determinazione degli europei che sembrano sostenere l’idea che l’Unione non possa limitarsi a osservare il dopoguerra da bordo campo, ma deve prendere parte in modo chiaro a ciò che accadrà.

Un impegno che, sempre stando al sondaggio, non deve basarsi su facili avventurismi, ma deve essere fondato sulla prudenza.