Siamo nel quinto anno di guerra in Ucraina, con la pace che sembra ancora lontana, mentre Kiev è di nuovo costretta ad affrontare uno scandalo corruttivo. L’ultima operazione è stata eseguita dal Servizio di Sicurezza ucraino (SBU) che, secondo i media del Paese, ha arrestato il comandante della logistica dell’Aeronautica militare delle Forze armate dell’Ucraina, il colonnello Andriy Ukrainets, e il capo dell’SBU nella regione di Zhytomyr, il colonnello Volodymyr Kompanichenko, per presunta corruzione legata alla costruzione di rifugi per aerei.
Secondo gli atti dell’indagine, nel maggio dello scorso anno sono stati stanziati circa 35 milioni di euro per la realizzazione di strutture ad arco prefabbricate, destinate a proteggere i jet militari dagli attacchi russi. Un fiume di denaro che, secondo le autorità di Kiev – che promettono ulteriori accertamenti – sarebbe stato in parte drenato dagli indagati. Si tratta dell’ennesimo colpo al cuore del sistema di potere ucraino, che aumenta le frizioni con gli Usa, da tempo critici verso sospetti giri corruttivi, e anche con l’Ue, al punto da aver rallentato – e non di poco – l’iter di adesione di Kiev a Bruxelles.
La mossa disperata di Zelensky
Ma più dei guai giudiziari, a preoccupare è soprattutto il fatto che la guerra appaia destinata a durare ancora a lungo. Si susseguono gli incontri diplomatici – gli stessi che per anni sono stati del tutto assenti – con Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky che continuano a dichiarare di volere una soluzione negoziata, salvo poi non dare seguito alle parole. Una situazione che sembra ormai incancrenita, malgrado ieri si siano tenuti incontri riservati tra la delegazione statunitense e quella ucraina che, come spesso accade, non hanno portato a intese né ad annunci roboanti.
Uno stallo che, per il Segretario di Stato americano Marco Rubio, probabilmente nel tentativo di mettere pressione a Zelensky per spingerlo ad accettare l’accordo, starebbe facendo saltare i nervi a Donald Trump. Come affermato dal braccio destro del tycoon, “la pazienza del presidente degli Stati Uniti ha un limite”, aggiungendo di non voler “pronosticare quando questa finirà o quando deciderà di non impegnarsi più, ma credo che l’abbiate sentito esprimere una profonda frustrazione per il fatto che questo conflitto non sia ancora finito”.
Il punto, come spiegato dallo stesso Rubio, è che, nonostante alcuni passi in avanti, fra Mosca e Kiev permangono distanze siderali su come arrivare alla fine delle ostilità.
La Russia torna a bluffare sui negoziati
Parole dure che non sono sfuggite a Zelensky che, di tutta risposta, ha alzato la cornetta per parlare con il tycoon. “Ho parlato con il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Alla chiamata hanno partecipato anche i rappresentanti del Presidente Trump”, ossia i fedelissimi Steve Witkoff e Jared Kushner, “e abbiamo discusso della preparazione del prossimo incontro delle squadre negoziali in formato trilaterale, che si terrà all’inizio di marzo” e che, spera il leader di Kiev, comporterà il “passaggio ai negoziati a livello di leader”, gli unici capaci di mettere fine a questa guerra interminabile.
Davanti a queste dichiarazioni, il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov ha colto la palla al balzo per provocare il presidente ucraino, ribadendo che “l’invito a Volodymyr Zelensky di venire a Mosca rimane sempre valido”. Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di un’apertura, ma non lo è. Si tratta, piuttosto, della consueta strategia della Russia per prendere tempo e continuare la propria offensiva. Lo si comprende anche dalle dichiarazioni del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, che ha gelato le speranze di pace affermando che Mosca “non ha scadenze per la risoluzione del conflitto ucraino”.
Pioggia di bombe quotidiana
È soprattutto dai fatti che emergono dal campo di battaglia che si ha la prova di quanto le parti siano ancora restie a cercare un accordo. Nelle ultime 24 ore le forze russe hanno lanciato un attacco combinato di missili e droni sulla capitale ucraina, Kiev, causando incendi in due distretti; successivamente hanno colpito anche le città di Kharkiv e Zaporizhia, provocando un morto e almeno sedici feriti.
Un attacco brutale che ha spinto Zelensky a dichiarare che “la Russia ha lanciato 420 droni e 39 missili contro l’Ucraina, ferendo decine di persone e causando distruzione in otto regioni”. Un’azione con cui, conclude, “la Russia ha nuovamente dichiarato guerra a infrastrutture cruciali ed edifici residenziali”, dimostrando che Putin è spietato e continua a rifiutare “di mettere fine alla guerra”.