Le Lettere

Il tradimento degli arabi

Le ricche monarchie del Golfo non sono intervenute a difesa dei palestinesi né sono intervenute a difesa dell’Iran, anzi hanno concesso il loro spazio aereo ad americani e israeliani per l’attacco. Secondo me, sono state miopi e pagheranno un prezzo.
Eric Roggia Maniero
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Gentile lettore, sono d’accordo con lei e vado oltre: mi sono convinto che l’insurrezione di Gaza del 7 ottobre 2023 – dei cui piani furono tenuti all’oscuro tutti, Iran compreso – contava su un calcolo politico poi dimostratosi errato. Dato per scontato che la reazione di Israele sarebbe stata abnorme, smodata, il calcolo di Yahya Sinwar, il capo militare di Hamas, era che i Paesi arabi non avrebbero potuto rimanere silenti e avrebbero usato o almeno minacciato l’arma del petrolio. Ci fu invece il tradimento arabo: tacquero tutti o perfino mostrarono compiacimento, dato che la causa palestinese era la ragion d’essere dell’Iran e della sua politica estera: ne era, per così dire, l’oggetto sociale. Quindi la sconfitta di Hamas – nel pensiero degli Stati del Golfo – sarebbe stata la sconfitta di Teheran. L’odio verso l’Iran non risiede nella storica rivalità tra sciiti e sunniti, quella è solo retorica: risiede nell’ambizione di Riad di scalzare e sostituire l’Iran nel ruolo di maggiore potenza regionale. Ma è un gioco asfittico, di veduta corta, destinato a finire male. L’Iran era l’unico baluardo contro lo strapotere di Israele e andava sostenuto, non osteggiato. Ora, se l’Iran scomparirà come potenza regionale, tutti i Paesi arabi diventeranno servi di Israele e i sauditi saranno più servi di tutti perché le loro ricchezze fanno gola.

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