Se c’è un motto popolare che meglio di tutti gli altri descrive lo stato attuale delle relazioni tra Stati Uniti e Iran, è l’adagio latino “si vis pacem, para bellum”, ossia “se vuoi la pace, prepara la guerra”. Del resto, Donald Trump continua a dire tutto e il contrario di tutto e, soprattutto, le sue azioni non sembrano coincidere con le sue dichiarazioni. Una dinamica già vista che continua a ripetersi, tanto che il tycoon, oltre all’ennesimo attacco a Papa Leone XIV e alla premier Giorgia Meloni, in mattinata ha detto di non essere interessato all’eventuale volontà del regime di Teheran di tornare a trattare, aggiungendo di non stare valutando “di estendere il cessate il fuoco” in scadenza il 22 aprile.
Peccato che, poco dopo, parlando con Sky News Uk, abbia raccontato una storia diametralmente opposta, dicendo di ritenere “più che possibile un accordo con l’Iran entro fine aprile”, perché “gli Stati Uniti hanno pesantemente colpito” le forze armate fedeli alla Guida Suprema Mojtaba Khamenei. Ha poi precisato, quasi smentendosi nel volgere di pochi minuti, che il negoziato – che, salvo colpi di scena, si terrà nel fine settimana – “potrebbe finire bene o male”. Dichiarazioni che dimostrano l’estrema confusione del leader della Casa Bianca, ma che sembrano anche suggerire che la situazione potrebbe in qualche modo sbloccarsi.
Trump dice di cercare la pace con Teheran, ma invia altri 10mila soldati in Medio Oriente
Eppure, a dispetto di quanto racconti pubblicamente, mostrando ottimismo per una soluzione diplomatica del conflitto, le azioni del presidente degli Stati Uniti sembrano delineare una realtà diversa, fatta di preparativi per la ripresa delle ostilità. A raccontarlo è il Washington Post, che cita funzionari statunitensi rimasti anonimi, secondo cui Trump ha ordinato al Pentagono di inviare altri 10mila soldati in Medio Oriente, attesi nei prossimi giorni. Un rafforzamento del contingente militare che, per il quotidiano, può avere una duplice lettura: aumentare la pressione su Teheran per accettare l’accordo oppure potenziare un dispositivo che già conta oltre 50mila uomini in vista di nuovi attacchi.
Di tutta risposta, anche l’Iran, che a parole ribadisce di voler negoziare una soluzione diplomatica, si prepara al peggio: la Cnn ha infatti diffuso immagini satellitari che mostrano militari iraniani intenti a dissotterrare numerosi lanciamissili, precedentemente nascosti per proteggerli da eventuali attacchi di Israele e Stati Uniti.
Negoziati e smentite
Quel che è certo è che l’imprevedibilità dell’inquilino della Casa Bianca rende ogni ipotesi possibile, anche se la sensazione è che, alla fine, il faccia a faccia tra i rappresentanti dei due Paesi si terrà e potrebbe contribuire ad allentare la tensione. Secondo la Cnn, infatti, il vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, sarebbe stato incaricato di guidare la delegazione statunitense durante il possibile secondo round di negoziati con l’Iran, che potrebbe tenersi entro i prossimi due giorni in Pakistan, o più probabilmente in Egitto o in Turchia. Un summit a cui il governo di Teheran sarebbe pronto ad aderire, visto che il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito che l’Iran “cerca il dialogo, non la guerra”, aggiungendo però che “qualsiasi tentativo di imporre la propria volontà o di costringere il Paese alla resa è destinato al fallimento, in quanto l’Iran non accetterà mai un simile approccio”.
Un secondo round negoziale la cui conferma ufficiale potrebbe arrivare da un momento all’altro, anche se difficilmente porterà a un accordo capace di porre fine al conflitto. A sostenerlo è l’Associated Press, secondo cui permane un’enorme distanza tra le richieste di Stati Uniti e Iran, in particolare sul nucleare iraniano, sulla gestione dello Stretto di Hormuz e sul pagamento dei danni di guerra subiti da Teheran. Proprio per questo, prosegue l’agenzia, al momento la discussione tra le parti verterebbe su una “proroga del cessate il fuoco”, la stessa che Trump ha negato di voler prendere in considerazione, ma su cui sarebbe già stata raggiunta “un’intesa di massima”. Una tesi che, però, almeno per ora, non trova riscontri ufficiali né a Washington né a Teheran.
Erdogan avvisa il mondo: “Attenti a Netanyahu che vuole far saltare la tregua con l’Iran”
Ad ogni modo, il negoziato, secondo il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, non può essere rimandato: il tempo stringe e il rischio di far ripiombare il Medio Oriente nell’incubo della guerra è, a suo dire, più elevato di quanto si voglia far credere. Per questo motivo, il leader di Ankara ha messo in guardia la comunità internazionale da un possibile tentativo di sabotaggio del summit da parte del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
“Sappiamo bene che Israele non vuole questo negoziato e si oppone al cessate il fuoco. Bisogna mobilitarsi per impedire che il governo israeliano saboti il processo in corso”, ha dichiarato. Accuse a cui il leader israeliano, per il momento, ha preferito non rispondere. Netanyahu ha anzi ribadito, come fa da giorni, di non voler fermare i raid contro Hezbollah in Libano, vero nodo che rischia di far naufragare i negoziati tra Stati Uniti e Iran, aggiungendo che la partita con Teheran potrebbe non essere ancora chiusa.