Se qualcuno spera in una soluzione diplomatica per mettere fine al sanguinoso conflitto tra USA e Israele contro l’Iran, allora è probabile che resterà deluso. Dopo una settimana di attacchi e contrattacchi che hanno portato al caos più totale in Medio Oriente, la diplomazia è in totale stallo, malgrado da Teheran stiano arrivando dichiarazioni che sembrano aprire la porta a una trattativa.
A lasciarlo intendere è stato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, secondo cui “alcuni Paesi hanno avviato iniziative di mediazione. Siamo chiari: siamo impegnati per una pace duratura nella regione, ma non esiteremo a difendere la dignità e la sovranità della nostra nazione. La mediazione dovrebbe rivolgersi a chi ha sottovalutato il popolo iraniano e ha scatenato questo conflitto”.
Dichiarazioni che, al di là della volontà di mostrare fermezza sia verso l’interno sia verso l’esterno, dimostrano come il regime degli ayatollah sia disposto a negoziare pur di salvarsi. Una mano tesa che, però, è stata già respinta al mittente da Donald Trump che, di tutta risposta, nel suo show quotidiano — questa volta andato in onda sulla rete NBC — ha tagliato corto affermando che gli Stati Uniti vogliono “entrare e ripulire tutto. Non vogliamo qualcuno che in un periodo di dieci anni ricostruisca l’arsenale iraniano”.
Poi, davanti alle provocazioni del governo di Teheran, che si è detto pronto a respingere un’eventuale operazione di terra delle forze statunitensi e israeliane, ha aggiunto che un invio di truppe in Iran rappresenterebbe soltanto una “perdita di tempo”, perché “hanno perso tutto quello che potevano perdere”.
Ma appare chiaro che, a dispetto di quanto ripeta il tycoon, questo conflitto difficilmente potrà risolversi in tempi brevi. A ribadirlo è il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che alla NBC ha detto che Teheran “è pronta a una lunga guerra”, dicendosi “fiducioso” che le truppe iraniane possano “affrontare” le forze di USA e Israele, infliggendo loro “una severa lezione”.
Medio Oriente in fiamme, la guerra in Iran spaventa il mondo intero
Con la possibilità di un cessate il fuoco che appare quanto mai remota, a parlare sono ancora missili e bombe che cadono sull’Iran e su gran parte dei Paesi arabi.
Una strategia del caos che sarebbe stata accuratamente pianificata dall’ex Guida Suprema Ali Khamenei e che starebbe entrando in una nuova e sanguinosa fase. L’Iran, come affermato dai Pasdaran, fin qui avrebbe usato quasi esclusivamente i sistemi d’arma più vetusti del proprio arsenale, costringendo USA e Israele ad abbatterli “sprecando” preziose munizioni.
Ora, però, le Guardie della Rivoluzione iraniane hanno annunciato un cambio di paradigma, lanciando una nuova ondata di missili balistici contro Israele, tra cui figurano i Khorramshahr-4, i Kheibar e i Fattah, ossia le componenti più avanzate dell’arsenale della Repubblica islamica.
Obiettivo dei vettori iraniani sono state le città israeliane — soprattutto Tel Aviv e Gerusalemme — ma anche le basi statunitensi in tutto il Medio Oriente e, per non farsi mancare nulla, perfino alcuni impianti energetici dei Paesi arabi.
Verso una crisi petrolifera inimmaginabile
Proprio questi ultimi, ormai in preda al panico e martellati da giorni, hanno fatto sapere che, se gli scontri tra Iran, USA e Israele dovessero proseguire e lo Stretto di Hormuz restasse compromesso, allora — come spiegato al Financial Times dal ministro del Qatar Saad al-Kaabi — “tutti i produttori dell’area finiranno per dover bloccare le operazioni di estrazione del greggio”, con il barile di petrolio che potrebbe arrivare a costare fino a “150 dollari”, “trascinando al ribasso le economie di tutto il mondo”.
Una prospettiva che sta gettando nel panico il mondo intero e che, se dovesse concretizzarsi, potrebbe avere pesanti ripercussioni globali.
Ma non è tutto. A rendere la situazione ancora più preoccupante sono le indiscrezioni del Washington Post, secondo cui “la Russia sta fornendo all’Iran informazioni di intelligence per aiutarlo a colpire le forze statunitensi in Medio Oriente”, segnalando “la posizione di navi da guerra e aerei americani” così da colpirli. Accuse che, però, dal Cremlino vengono rigettate con forza e definite “fake news”.
Israele: “Abbiamo la superiorità aerea, ora inizia una nuova fase del conflitto”
Che la guerra stia peggiorando lo si capisce anche dalle parole del capo di Stato maggiore di Israele, Eyal Zamir, che ha annunciato una “nuova fase” del conflitto con l’Iran. “Dopo aver stabilito la superiorità aerea e neutralizzato la rete missilistica balistica, passiamo ora alla fase successiva dell’operazione”, con cui — assicura — “smantelleremo il regime iraniano e le sue capacità militari”.
A precisa domanda dei cronisti su cosa intendesse il generale, quest’ultimo si è limitato a dire: “Abbiamo ancora altre sorprese in serbo, che non intendo rivelare”. Quel che è certo è che, in attesa di capire come cambierà la situazione, Israele continua a martellare Teheran e altre città dell’Iran con quella che l’esercito di Tel Aviv definisce “un’ondata di attacchi su larga scala contro le infrastrutture del regime terroristico iraniano”.
Una strategia che prevederebbe anche l’ampliamento delle operazioni aeree e di terra in Libano per combattere la minaccia di Hezbollah, che ormai da giorni si è unito al conflitto schierandosi al fianco di Teheran.
Miliziani che, secondo fonti di intelligence occidentali, starebbero cercando di aprire un nuovo fronte con Israele, lanciando attacchi dal Libano e, presto, anche dalla Siria. Insomma, l’escalation prosegue senza sosta, con il rischio di far precipitare il mondo in una crisi dagli esiti imprevedibili.