In fuga dall’Iran, Meloni si butta sul referendum. Ed è scontro sul coinvolgimento dell’Italia nel conflitto

Meloni fugge dalle domande sull'Iran e si rifugia nel Referendum. Per attaccare le toghe questa volta scomoda perfino Spiderman

In fuga dall’Iran, Meloni si butta sul referendum. Ed è scontro sul coinvolgimento dell’Italia nel conflitto

Nel pieno di una crisi che sta incendiando il Medio Oriente e che ha fatto dire al suo ministro della Difesa che siamo mai come oggi sull’orlo dell’abisso, la premier Giorgia Meloni pensa bene di dirottare l’attenzione su altro. È un copione già visto. Sono armi di distrazione che le destre puntualmente usano per uscire dall’angolo e da situazioni di grande imbarazzo. Ieri Meloni lo ha rifatto. Invece di rispondere a chi gli chiede conto di quanto sta succedendo in Iran, della postura dell’Italia e della sintonia e dell’amicizia tra lei e Donald Trump, la premier si getta a capofitto nella campagna referendaria sulla riforma della Giustizia.

Meloni fugge dalle domande sull’Iran e si rifugia nel Referendum

Eppure per il tycoon, la premier italiana continua a essere “un’ottima leader e una mia amica” e una partner che “cerca sempre di aiutare”. Parole che pesano come pietre nei giorni pesanti della crisi iraniana. E anche se l’Italia ribadisce che “non intendiamo entrare in guerra, non ci entreremo”, Meloni ha dovuto giustificare la presenza italiana nei paesi del Golfo, attaccati da Teheran, come un’azione “solo a scopo difensivo”. Ma al dilemma se condivida o condanni l’incursione di Usa e Israele contro l’Iran non si è sbilanciata: “Proprio perché non sono afona, risponderei nessuno dei due”.

L’affondo di Conte (M5S)

Replica Giuseppe Conte. “Come fa l’Italia a non prendere posizione, a restare in mezzo al guado, a barcamenarsi? Ci avevano raccontato la favoletta che eravamo centrali”, ha detto il presidente del M5S al forum Ansa. “Il sovranismo è affogato completamente da quando è andata a Palazzo Chigi, la tutela dell’interesse nazionale è stata sostituita con la formula Maga. Ma noi dobbiamo dire Miga: rendi l’Italia sempre più forte”, ha incalzato ancora l’ex premier.

L’accusa del M5S: non è vero che l’Italia non partecipa al conflitto

Peraltro il M5S rinfaccia a Meloni di mentire quando dice che l’Italia non partecipa al conflitto, “perché attraverso la sua strategica base siciliana in uso agli americani sta fornendo un cruciale supporto alle operazioni militari degli Stati Uniti, riconosciuto dallo stesso Trump del resto. Da Sigonella vanno e vengono senza sosta dal Medio Oriente – Giordania, Bahrein, Arabia Saudita – aerei militari americani per il trasporto di truppe e armamenti, aerei cisterna per il rifornimento in volo dei bombardieri, aerei spia e droni da ricognizione. Ieri sera (domenica sera, ndr) dall’aeroporto siciliano è decollato per Tel Aviv anche un C-295W Persuader dell’U.S. Air Force del 427° Squadrone Operazioni Speciali famoso per le sue azioni sotto copertura. Non facciamoci trarre in inganno dal dibattito sul ‘se ci chiederanno le basi’ perché gli Stati Uniti le nostre basi, Sigonella in testa, le stanno già usando al massimo delle loro capacità senza alcun bisogno di chiedercelo”, dicono i parlamentari M5S.

L’arma di distrazione di massa: il Referendum

Ma per non parlare di tutto questo, dicevamo, Meloni si butta sul referendum e dopo l’intervista di domenica sera in tv in cui era tornata ad attaccare frontalmente i giudici e a lanciare un appello diretto ai cittadini per il sì, la presidente del Consiglio ieri in un video lunghissimo sui social è tornata a punzecchiare la magistratura. Domenica aveva citato “le devastazioni dei centri sociali a Roma e a Torino”, dove “non c’è stato nessun seguito giudiziario”. E “le continue interpretazioni forzate delle norme per impedirci di governare il fenomeno dell’immigrazione”. Citando il caso di “un altro immigrato stupratore di minore, un pedofilo”, per il quale le toghe “non hanno convalidato il trattenimento in Albania”. E poi il caso della famiglia nel bosco e anche un passaggio sul caso Tortora e sui giudici che fanno carriera nonostante gli errori.

Meloni cita Spider man per attaccare le toghe

Ieri si è affidata a Spider man per criticare le toghe. “I giudici decidono su moltissimi aspetti della nostra vita: sulla sicurezza, sull’immigrazione, sul lavoro, sulla salute, sulla libertà personale. È un potere enorme, ma è anche l’unico caso in cui a questo potere quasi mai corrisponde un’adeguata responsabilità. Perché se un magistrato sbaglia, se è negligente, se ad esempio, come purtroppo è accaduto, si dimentica in carcere un imputato per quasi un anno oltre la scadenza del termine, nella maggior parte dei casi non accade assolutamente nulla. Quel magistrato fa carriera e chi subisce questa sventura può essere qualsiasi cittadino onesto”.

E ancora: “Sono storture che in 80 anni di storia repubblicana non siamo mai riusciti a correggere noi abbiamo riformato il parlamento, il governo, la pubblica amministrazione, le regioni… Moltissimi ambiti, la giustizia mai in modo sostanziale, perché a ogni tentativo la reazione è stata totalmente sproporzionata e il risultato è stata una magistratura che ha perso molta della sua autorevolezza, ma anche della sua efficacia. La riforma interviene esattamente su questo”.

Frasi shock di Bartolozzi

E se Meloni mena fendenti a destra e a manca contro le toghe, si segnalano anche le frasi shock della capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, indagata per false dichiarazioni sul caso Almasri. “Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione”, ha detto Bartolozzi, nel suo intervento durante una trasmissione di sabato scorso all’emittente siciliana Telecolor. La frase è arrivata al termine di un botta e risposta con la senatrice Ilaria Cucchi.

E non è finita qui. “Quando la magistratura avrà riacquisito la sua credibilità – dice Bartolozzi – le aziende si fideranno del nostro Paese e torneranno a investire. I giovani che vanno via perché non credono nel nostro Paese ritorneranno”. Bartolozzi viene però interrotta da un ospite, che le fa osservare come non ci sia un legame fra la riforma della giustizia e la fuga dei cervelli. “Assolutamente sì perché io scappo… – gli ribatte Bartolozzi – io ho un’inchiesta in corso. Io scapperò da questo Paese. Diciamo la verità, finché le cose non ci capitano sulla pelle, voi non avete idea di che cosa vuol dire, chiaro?”.