Il 27 febbraio Donald Trump ha bandito un’intelligenza artificiale. Su Truth Social, con il tono di chi emette una condanna, ha ordinato a «Tutte le agenzie federali del governo americano di cessare immediatamente qualsiasi uso della tecnologia di Anthropic», classificando la società come «estremista di sinistra e woke» e poi, con una mossa senza precedenti per un’azienda americana, come «rischio per la catena di approvvigionamento», la stessa categoria concepita per Huawei.
Quasi 180 dirigenti e investitori della Silicon Valley hanno fatto appello al Congresso per la revoca. Il Pentagono, nel frattempo, ha continuato a usare Claude nei bombardamenti contro l’Iran. La coerenza non era tra le priorità. Da questa vicenda il Mattinale Europeo ha tratto ieri una domanda legittima, firmata da Camille Lamotte: l’Unione europea sarebbe in grado di offrire «asilo politico» a Claude? La risposta, a guardarla con i dati, è più scomoda di quanto il dibattito europeo sull’intelligenza artificiale voglia ammettere.
Il nodo non è normativo
Ricostruiamo i fatti utili. Anthropic aveva ottenuto un contratto da 200 milioni di dollari con il Pentagono per assistere nell’identificazione di obiettivi strategici. Quando il segretario alla Difesa ha chiesto di rendere Claude disponibile senza restrizioni per la sorveglianza di massa e per armi autonome letali, la società ha rifiutato, citando le proprie linee etiche: niente sorveglianza dei cittadini americani, nessun uso letale senza controllo umano. Il bando è arrivato come risposta. Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, che aveva definito Trump un «dittatore», secondo il Financial Times aveva già avviato contatti per ricucire con Washington. Claude, nel frattempo, dominava le classifiche delle app gratuite negli Stati Uniti con un aumento dei download del 297 per cento in un anno. La sanzione aveva avuto un effetto stimolante.
Lamotte cita Mario Mariniello, ricercatore del think tank Bruegel, che definisce uno scenario europeo per Anthropic «lo scenario migliore». E cita Brando Benifei (Pd), co-relatore dell’AI Act al Parlamento europeo, secondo cui «dal punto di vista regolatorio, Anthropic sembra compatibile con l’AI Act». Tutto vero. La compatibilità normativa è però una condizione necessaria, non sufficiente. Il problema è che l’Europa non ha ancora costruito le condizioni sufficienti per nessuno.
Il divario strutturale è documentato: l’Europa possiede il 4 per cento delle infrastrutture informatiche mondiali, contro il 70 per cento degli Stati Uniti. Anthropic dipende da Amazon, Microsoft e Nvidia per cloud e chip. Trasferire data center in un continente che non dispone di hardware comparabile significherebbe restare agganciati alle stesse catene di fornitura americane che Trump potrebbe, in uno scenario di escalation, bloccare con un tratto di penna. La «terza via» europea tra laissez-faire americano e controllo statale cinese non è ancora un’infrastruttura: è una dichiarazione di intenti.
Il cantiere aperto
L’AI Continent Action Plan, pubblicato dalla Commissione europea nell’aprile 2025, promette di fare dell’Unione un «leader mondiale nell’intelligenza artificiale». Lo stesso documento ammette però che solo il 13,5 per cento delle aziende europee aveva adottato l’intelligenza artificiale nel 2024. Non è un ritardo recuperabile con un piano strategico perché l’abisso è strutturale. A febbraio 2026 sono state selezionate 19 AI Factory distribuite nell’Unione, con 9 nuovi supercomputer in fase di approvvigionamento: investimenti che raggiungeranno i 10 miliardi di euro nel periodo 2021-2027. Cifre che suonano grandi finché non si confrontano con i 100 miliardi di dollari che gli Stati Uniti hanno investito nel solo 2025, secondo Goldman Sachs Research.
L’unico attore europeo capace di competere direttamente con i modelli di frontiera americani è Mistral, startup francese fondata nel 2023. Il suo modello Mistral Large 3, con 675 miliardi di parametri, è collocato dai benchmark indipendenti in competizione con GPT-4 e Claude su numerosi compiti. Nel settembre 2025 Asml ha investito 1,3 miliardi di euro nella Serie C della società, portando la valutazione a 11,7 miliardi. Il Ceo Arthur Mensch ha dichiarato a Davos di puntare a superare il miliardo di euro di ricavi entro fine anno. È un segnale, non un sistema. Mistral non ha la scala di Claude, né il riconoscimento di marca, né l’ecosistema di integrazioni che Anthropic ha costruito in anni di contratti enterprise. La differenza tra un campione europeo promettente e un’alternativa davvero competitiva si misura in lustri, non in trimestri.
Italia in ritardo
L’Italia aggrava il quadro. Secondo l’Eib Group Investment Survey 2025 della Banca europea per gli investimenti, l’intelligenza artificiale è usata dal 20 per cento delle imprese italiane, contro il 37 per cento della media europea. Il mercato italiano dell’intelligenza artificiale ha superato 1,2 miliardi di euro nel 2025, con una crescita del 58 per cento sull’anno precedente, secondo l’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano; in Germania, lo stesso mercato vale già oltre 5 miliardi. La pubblica amministrazione italiana pesa per il 6 per cento della spesa AI nazionale, contro percentuali ben più alte nei paesi dove il settore pubblico funge da principale catalizzatore. Il risultato è un ecosistema che funziona a tratti, per eccezioni, con punte d’eccellenza ma senza struttura solida. Università eccellenti, laboratori avanzati, startup competitive: il talento c’è, ma la filiera è incompleta, e una catena incompleta non genera valore, disperde energie.
Di fronte a questo scenario, la domanda del Mattinale Europeo rimane aperta nella sua forma più interessante: non se l’Europa possa adottare Claude, ma se stia costruendo le condizioni per non dover mendicare l’intelligenza di qualcun altro. Troppa rigidità regolatoria e Claude finirà tra i servizi che minimizzano il mercato europeo; troppa flessibilità e quella terza via rischia di dissolversi in uno slogan. Il nodo non è l’asilo politico a un’intelligenza artificiale. È che l’Europa non ha ancora deciso se vuole essere un continente che ospita tecnologie altrui o uno che ne produce di proprie. Per ora, come fa spesso, semplicemente discute.