Trump in tilt sull’Iran: prima dice che la guerra è finita, poi cambia idea e annuncia che la prossima settimana lancerà attacchi devastanti

Trump in tilt sull'Iran. Prima dice che la guerra è finita, poi cambia idea e annuncia che la prossima settimana lancerà attacchi devastanti

Trump in tilt sull’Iran: prima dice che la guerra è finita, poi cambia idea e annuncia che la prossima settimana lancerà attacchi devastanti

La guerra in Iran è vicina all’epilogo. Anzi no. Sembra a dir poco confuso Donald Trump che, nell’arco della stessa giornata, riesce a dire tutto e il contrario di tutto. Secondo quanto fa sapere Axios, il leader degli Stati Uniti, durante la riunione virtuale del G7, si sarebbe lasciato andare all’euforia, vantandosi dei risultati dell’operazione Epic Fury e raccontando agli increduli partner europei che il regime degli ayatollah “sta per arrendersi”.

Con un vero e proprio show, sempre secondo il portale americano, ha detto di essersi “sbarazzato di un cancro che minacciava tutti noi”, affermando che in Iran “nessuno sa chi sia il leader, quindi non c’è nessuno che possa annunciare la resa”. Dichiarazioni che stonano alla luce di quanto emerge dal teatro di guerra, dove i combattimenti proseguono senza sosta, e che sembrano più che altro indirizzate a sminuire il ruolo della nuova Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, probabilmente nella speranza di scatenare una rivolta interna al regime che, però, ad oggi appare ancora lontana.

Davanti a simili dichiarazioni sarebbe lecito pensare che il conflitto possa concludersi da un momento all’altro, ma non è così. A lasciarlo intendere, con l’ennesima giravolta, è lo stesso presidente degli Stati Uniti che, avuta notizia dello schianto di un aereo cisterna statunitense, nel quale hanno perso la vita almeno quattro militari, ha annunciato che gli Stati Uniti “colpiranno duramente l’Iran la prossima settimana”.

Trump in tilt

Ma non è tutto. Con parole cariche di ira ha ribadito sui social che il lavoro non è ancora concluso, aggiungendo che “stiamo distruggendo completamente il regime terroristico dell’Iran, militarmente, economicamente e in ogni altro modo. Abbiamo una potenza di fuoco senza pari, munizioni illimitate e tutto il tempo che vogliamo”.

“Guardate cosa succede oggi a queste squilibrate canaglie. Hanno ucciso persone innocenti in tutto il mondo per 47 anni e ora io sto uccidendo loro. Che grande onore è farlo”, è la chiusura del post su Truth del presidente degli Stati Uniti.

Il nervosismo del tycoon è apparso ancor più evidente quando ha attaccato i media che lo stanno criticando: “Stiamo vincendo ma, se leggete il fallimentare New York Times, pensereste erroneamente che non lo stiamo facendo”.

In suo soccorso sono arrivate le parole del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, secondo cui Stati Uniti e Israele stanno “schiacciando il regime iraniano e il suo alleato Hezbollah”, ribadendo però che, per portare a termine la missione, servirà ancora diverso tempo.

Vacilla la propaganda sull’Iran del tycoon e di Bibi

In tutto questo continua a vacillare la tesi – usata sia da Trump sia da Netanyahu come motivazione degli attacchi – secondo cui Teheran stava per realizzare la bomba atomica.

Secondo il direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), Rafael Grossi, “non siamo in grado di fornire prove sul fatto che l’Iran stesse sviluppando l’atomica, come non possiamo dire con certezza che tali armi non venissero effettivamente sviluppate”.

Insomma, è lecito avere dubbi sulle reali motivazioni dell’attacco. Del resto Netanyahu ripete la storiella secondo cui l’Iran sarebbe “a poche settimane” dal realizzare uno o addirittura più ordigni nucleari sin dal lontano 1996. Da allora di settimane ne sono passate davvero tante, ma di bombe atomiche fortunatamente non c’è traccia.

A scanso di equivoci, questo non significa che Teheran non volesse dotarsi di tali armi, cosa che infatti non è possibile escludere, ma semplicemente che è falso sostenere che fosse “a un passo” dal produrle.

L’autogol di Tel Aviv

Ma la propaganda a sostegno della guerra ieri si è arricchita anche di un ulteriore e grottesco caso. Il ministero degli Esteri israeliano ha denunciato su X attacchi missilistici iraniani “su Gerusalemme”, affermando che un raid “avrebbe colpito a poche centinaia di metri dalla Città Vecchia, dal Muro Occidentale, dalla Moschea di Al-Aqsa e dalla Chiesa del Santo Sepolcro”.

Un annuncio condito da un video che ha acceso più di qualche dubbio, tanto da spingere alcuni esperti balistici ad analizzarlo assieme al Corriere della Sera. Ebbene, da una prima analisi del filmato è emerso che non è visibile il momento del presunto impatto e che il fumo che si vede salire dal terreno “si diffonde troppo lentamente per essere frutto di un’esplosione”.

Ma non è tutto. Secondo gli esperti, il video non mostrerebbe affatto il presunto attacco su Gerusalemme ma un precedente raid: il filmato sarebbe infatti identico a uno già pubblicato nelle settimane scorse.

Il raid della discordia

Al di là della propaganda e delle dichiarazioni roboanti, la realtà è che il conflitto ieri ha vissuto un’altra giornata pesante.

Durante la consueta ondata di attacchi di Teheran sulle capitali dei Paesi arabi, in particolare Dubai e Doha, e sulle loro infrastrutture energetiche – tra cui il maxi impianto iracheno di Bassora – a finire nel mirino dei droni Shahed è stata anche una base militare francese in Iraq, colpita in un attacco che ha causato la morte di un soldato.

Ma non è tutto. Ieri c’è stato anche il giallo dell’aereo cisterna statunitense caduto in Iraq, con Teheran che ha rivendicato l’abbattimento mentre il Pentagono ha parlato di un “incidente” in cui hanno perso la vita quattro soldati americani.

Dura la reazione di Stati Uniti e Israele, che hanno martellato l’Iran con più raid. Uno di questi attacchi ha colpito nei pressi del maxi corteo di Teheran, in cui migliaia di iraniani sono scesi in piazza per sostenere il regime degli ayatollah, causando la morte di una donna.

Un attacco duramente criticato dal capo del Supremo Consiglio per la sicurezza nazionale dell’Iran, Ali Larijani, presente alla manifestazione, secondo cui simili raid “sono dettati dalla paura, dalla disperazione” e per i quali la Repubblica islamica “punirà il regime sionista e gli alleati statunitensi” per questo “ennesimo atto di barbarie”.