“Un errore”. Così persino il fedelissimo alleato tedesco Friedrich Merz ha definito l’invasione di terra lanciata ieri da Israele nel sud del Libano contro Hezbollah. Operazioni che hanno come obiettivi “importanti roccaforti” delle milizie sciite filoiraniane e puntano a “rafforzare gli avamposti difensivi” nella parte sud del Paese dei Cedri, ha affermato l’Idf in un comunicato. “Questa attività fa parte di più ampi sforzi difensivi per stabilire e rafforzare una posizione difensiva avanzata, che comprende lo smantellamento delle infrastrutture terroristiche e l’eliminazione dei terroristi che operano nell’area”, aggiungono le forze armate israeliane.
Trump: “Hezbollah è un problema”
E ieri anche Donald Trump ha commentato l’escalation, riferendo di aver parlato con il premier israeliano Benjamin Netanyahu della prospettiva di un’offensiva di terra in Libano. “Si’, ne ho parlato e lo so. Guardate, Hezbollah è un problema, è un problema da molto tempo, non solo adesso, ed è in una certa area”, ha detto Trump.
“L’altra sera ero con una persona i cui genitori vivono in Libano, è una persona molto importante, molto ricca, i cui genitori vivono in Libano. Gli ho detto: ‘Ma come fate a vivere in Libano? I tuoi genitori vivono li’?”. ‘Oh sì’, mi ha risposto dicendo che negli anni si sono abituati al fatto che il Paese viene bombardato. Ma poi mi hanno spiegato che si tratta di una zona diversa del Libano: è la zona dove si trova Hezbollah”, ha aggiunto Trump, “voglio dire, la gente vive in Ucraina. Non credereste che vivrebbero in Ucraina ma lo fanno. Non so se lo farei, ma lì ci vivono. Vivono anche in Libano…”, ha concluso il presidente Usa.
L’Europa frena sull’invasione di terra
Il cancelliere Merz ha anche esortato Tel Aviv a non lanciare un’invasione su vasta scala che “aggraverebbe ulteriormente la già estremamente tesa situazione umanitaria” nel Paese. Ben più dure le parole del ministro degli esteri spagnolo José Manuel Albares a margine del Consiglio Affari Esteri: “Ciò che sta accadendo in Libano è una vergogna. Abbiamo centinaia di migliaia di sfollati, una violazione sistematica della sovranità e del diritto umanitario, il rischio di un’invasione di terra, attacchi ad a una forza di pace dell’Onu”.
“L’Europa deve dare un segnale”; ha sottolineato Albares, spiegando al tempo stesso che “serve coerenza. In Ucraina e Medio Oriente dobbiamo difendere gli stessi valori, quando si tratta dei civili ucraini o dei civili libanesi. L’Europa deve essere un baluardo” del diritto.
Persino Tajani si dice contrario
E ieri ha battuto un colpo anche l’impalpabile ministro Antonio Tajani: “Dobbiamo fare in modo che la situazione in Libano non si deteriori. Il mio auspicio è che prevalga il dialogo diretto di Israele e non ci sia un’invasione militare del Libano da parte delle forze armate di Tel Aviv. Affinché’ questo non accada Hezbollah deve cessare di usare i missili per attaccare lo Stato di Israele. È una situazione complicata ma continuiamo a lavorare”.
Intanto le vittime sono 850 e oltre un milione gli sfollati
Intanto il Ministero della Sanità di Beirut ha aggiornato il bilancio dei raid israeliani dal 2 marzo, comunicando che sono 850 i morti, tra cui 107 bambini, e 2.105 feriti. In due settimane di guerra, tra le vittime ci sono anche 66 donne e 32 operatori sanitari. E, sempre secondo le autorità libanesi oltre un milione di persone si sono registrate come sfollate, di cui 132.742 sono ospitate in oltre 600 rifugi collettivi.