Esclusa ormai l’applicazione del meccanismo delle accise mobili, il governo continua a pensare a un sistema per intervenire contro il caro carburanti legato alla guerra in Iran. Con il gasolio ormai stabilmente sopra i 2 euro al litro (ai massimi da luglio del 2022) e la benzina che continua a salire, l’esecutivo si trova costretto a intervenire. Tanto che sembra probabile un Consiglio dei ministri stasera alle 19 per un intervento immediato.
Il problema principale riguarda il gasolio, che corre a velocità doppia rispetto alla benzina. Come sottolinea Il Sole 24 Ore, l’aumento medio rispetto a prima della guerra in Iran è del 19,5% per il diesel (33 centesimi al litro) e del 10% per la benzina (16 centesimi al litro). Ma a fronte di questi aumenti, il maggior gettito per lo Stato derivante dall’extra-Iva viene stimato in circa 130 milioni in più al mese rispetto a febbraio.
Risorse che non bastano per riduzioni rilevanti, come quella di 25 centesimi al litro decisa dal governo Draghi nel 2022 e che costava quasi un miliardo al mese. Così l’intervento del governo rischia di essere molto limitato e con un impatto tutt’altro che rilevante, almeno per la maggior parte degli italiani.
La partita che si intreccia col referendum
Domenica e lunedì si vota per il referendum sulla giustizia e la sensazione è che l’intervento a cui sta pensando il governo sarà limitato. Motivo per cui si pensava all’ipotesi di rinviarlo a dopo il voto per non offrire un altro motivo di malcontento agli elettori chiamati alle urne. Ma l’idea di un intervento spot prima del voto sembra prendere sempre più piede in queste ore.
Caro carburanti, cosa farà il governo contro i rincari di benzina e diesel
L’ipotesi più probabile, al momento, resta quella di una sorta di bonus carburanti una tantum da 100 euro. Rivolto, però, solamente ai titolari della carta Dedicata a te. Parliamo di 1,1 milioni di famiglie, con almeno tre componenti e un Isee sotto i 15mila euro. Un intervento di questo genere escluderebbe tantissime famiglie, anche tra quelle più in difficoltà. E, comunque, i 100 euro rischiano di essere poca cosa se i prezzi dei carburanti dovessero restare alti ancora a lungo.
Un altro intervento dovrebbe riguardare l’autotrasporto, per evitare che i rincari dei carburanti finiscano per incidere sulle consegne e poi sui prezzi dei prodotti, soprattutto quelli alimentari. L’ipotesi allo studio è un credito d’imposta del 28% per le spese del gasolio, come già fatto nel 2022.
Le coperture richieste in totale sarebbero di circa 700 milioni, di cui poco più di 100 per le famiglie e 600 per l’autotrasporto. Inoltre si valutano altri interventi, a partire dal potenziamento dei poteri di intervento del Garante dei prezzi. A cui si aggiunge la possibilità di compensazioni sulla bolletta energetiche per le imprese e altre misure a supporto delle aziende che esportano nell’area del Golfo.
Ci sono però altre opzioni sul tavolo, anticipate dal vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, prima dell’incontro con le compagnie petrolifere: si parla, in questo caso, di uno sconto per tutti, con una sorta di tetto al prezzo. “L’obiettivo – spiega – è nell’immediato ridurre i prezzi alla pompa di benzina, quindi bloccare l’aumento e bloccare le speculazioni, aiutare famiglie e imprese e mettere un tetto al prezzo del gasolio e della benzina. C’è un Consiglio dei ministri questa sera e già dalle prossime ore, gli italiani che vanno a fare benzina paghino meno rispetto a quello che stanno pagando oggi”. Salvini punta a un tetto al prezzo del diesel a “1,9 euro al litro” e a un taglio di “20-25 centesimi al litro” per la benzina.