La débâcle referendaria ha i suoi capri espiatori. Giusi Bartolozzi, la ormai ex capo di gabinetto del ministro Nordio – che ieri si è intestato la responsabilità politica della sconfitta – e Andrea Delmastro, già sottosegretario alla Giustizia ed ex socio in affari della figlia del prestanome del clan Senese, Mauro Caroccia.
La prima indagata per false dichiarazioni ai pm in relazione al caso Almasri, rimpatriato in Libia su un volo di Stato dal governo nonostante il mandato di cattura della Corte penale internazionale pendente sulla sua testa. Il secondo condannato in primo grado per rivelazione di segreto d’ufficio per la vicenda Cospito e fotografato, insieme a Bartolozzi, nel ristorante dei Caroccia giusto qualche mese fa.
Giorgia Meloni, che accompagnandoli alla porta ha salutato con “apprezzamento” di rito le doppie dimissioni, ha messo nella lista pure Daniela Santanchè, indagata per una serie di reati legati alle sue vecchie aziende (tra cui la truffa ai danni dello Stato per la Cassa Covid). L’auspicio della premier è che, “sulla medesima linea di sensibilità istituzionale” dimostrata da Delmastro e Bartolozzi, “analoga scelta sia condivisa” anche da lei. Per ora, la ministra non ha raccolto l’invito, anche se la sensazione è che anche la sua esperienza di governo sia arrivata al capolinea.
Ma il tardivo repulisti di ieri, all’indomani del rovinoso naufragio della riforma Nordio, è solo il palese tentativo della premier di scrollarsi la responsabilità di una sconfitta che è innanzitutto sua. Scaricando i capri espiatori di turno, strenuamente difesi fino a pochi giorni fa, che avrebbe dovuto mettere alla porta già da tempo e per ben altri motivi. Per la serie Mors tua, vita mea.