“Una leggerezza grave”. Così ieri il presidente del Piemonte, Alberto Cirio, ha tentato di liquidare le dimissioni presentate lunedì dall’ex vicepresidente regionale ed assessora, Elena Chiorino (Fdi), coinvolta nel caso Delmastro, perché tra i soci della srl “5 Fochette”, insieme Miriam Caroccia, figlia del presunto prestanome del clan Senese, .
“Nelle istituzioni vita pubblica e privata stessa cosa”
“Quando rappresenti le istituzioni, la vita privata e la vita pubblica sono la stessa cosa”, ha spiegato Cirio, che alla domanda se alla luce delle indagini dell’antimafia, si sente di chiamare questo caso una leggerezza grave, ha risposto: “A quanto mi è dato sapere sì, io non conosco questa vicenda. L’ho appresa da Il Fatto quotidiano, perché non ne avevo contezza, non ne avevo consapevolezza, in quanto ribadisco che non attiene per nulla a ruoli di governo o ruoli di rappresentanza regionale”.
“La partecipazione alla 5 Forchette è un fatto privato”
Per Cirio, infatti, la partecipazione societaria di Chiorino e di un altro consigliere regionale della sua maggioranza (Davide Zappalà), “È un fatto che attiene alla vita privata di un esponente di questa maggioranza”.
Cirio ha spiegato che “Chiorino ha ceduto le sue quote immediatamente dopo aver avuto contezza della situazione e prima che questo fosse di dominio pubblico”, mentre a chi chiedeva perché la sua ex braccio destro non avesse mai dichiarato quella società e perché si fosse dovuto aspettare un’inchiesta giornalistica affinché si dimettesse dai suoi ruoli nella giunta regionale, non ha voluto rispondere.
“Per il resto non so nulla”
Limitandosi a un quasi incomprensibile “Questo credo sia un buon segnale di una situazione che al momento in cui appare uno assume immediatamente le determinazioni del caso. Questo è l’aspetto che io conosco. Per il resto non so nulla”. Infine ha negato ogni possibilità di rimpasto in giunta e che al posto di Chirino arriverà un altro assessore di Fratelli d’Italia.
Le opposizioni: “Aspettiamo ancora risposte adeguate”
All’attacco le opposizioni: “Il presidente Cirio non può pensare di ‘sostituire’ il confronto democratico con un monologo senza contraddittorio politico. È inaccettabile che la maggioranza sfugga dal confronto e trasformi l’aula del Consiglio regionale, sorprendentemente occupata per una conferenza stampa, in TeleCirio. Al di là delle dichiarazioni di facciata aspettiamo ancora le adeguate risposte nelle sedi istituzionali dove non parleranno da soli”, si legge in una nota congiunta di Pd, M5s, Avs e Sue.