Al Nazareno non si sbilanciano perché i lavori sono in corso in queste ore e si tenterà fino all’ultimo di trovare il punto di caduta. Ma l’intenzione di trovare un’intesa con gli altri partiti di opposizione, dal M5S ad Avs fino a Italia viva, c’è tutta. Questa settimana, giovedì o venerdì, o al più tardi la prossima, alla Camera saranno in discussione le mozioni concernenti la revisione del Patto di stabilità e crescita. Finora è stata depositata solo quella del Movimento Cinque Stelle a prima firma Filippo Scerra, questore della Camera. Ma gli altri partiti di opposizione stanno lavorando per trovare appunto convergenze con il testo dei pentastellati da poterlo trasformare così in mozione unitaria.
Patto di Stabilità Ue e spese militari: le opposizioni cercano l’unità
Molti temi sono comuni ai partiti e sono già entrati nella mozione unitaria delle opposizioni che il 19 maggio è stata discussa al Senato, quando il centrodestra nel suo testo ha fatto saltare all’ultimo la revisione del target Nato sulle spese militari al 5% del Pil.
Temi comuni
Nella mozione del centrosinistra presentata al Senato c’era la richiesta di “iniziative urgenti in sede europea volte a promuovere una revisione del patto di stabilità che abbia come obiettivo quello di sostenere una crescita inclusiva e sostenibile, senza ricorrere a politiche di austerità, preservando la qualità e il livello di spesa pubblica attraverso investimenti destinati all’istruzione, alla sanità, alla transizione ecologica, alla tutela dell’ambiente e del territorio”.
E anche l’impegno a modificare radicalmente l’obiettivo totalmente irrealistico del 5 per cento delle spese per la difesa in rapporto al Pil, non essendo sufficiente chiedere che le spese e gli investimenti per la sovranità energetica vengano computati ai fini del parametro del 5 per cento. Due impegni che ritornano in quella di Scerra della Camera.
Punto critico
Quello che non c’era nella mozione delle opposizioni al Senato e che compare in quella di Scerra è l’impegno ad adottare iniziative in sede europea “volte a sostituire integralmente il piano di riarmo europeo ‘Rearm Europe’ con un piano di rilancio e sostegno agli investimenti che promuovano la competitività, gli obiettivi a lungo termine e le priorità politiche dell’Unione europea, quali spesa sanitaria, sostegno alle filiere produttive e industriali, incentivi all’occupazione, istruzione, investimenti green e beni pubblici europei, per rendere l’economia dell’Unione più equa, competitiva, sicura e sostenibile”.
Un punto che forse per i riformisti dem è più difficile da digerire. Ma la maggioranza del Pd – lo ha spiegato tante volete la segretaria Elly Schlein – è convinta che all’Unione europea serva la difesa comune, non il riarmo nazionale. Sono due cose molto diverse. Dunque il punto di caduta potrebbe trovarsi nell’includere un riferimento alla difesa comune- su cui anche il M5S di Giuseppe Conte è sostanzialmente d’accordo – e distinguerlo dal riarmo nazionale su cui ha spinto Ursula von der Leyen presentando il suo piano.
Segnale importante
Le opposizioni sanno che ritrovarsi ora su una mozione unitaria sarebbe un segnale di coesione forte da mandare all’esterno anche considerando che i lavori su agenda e primarie sono sostanzialmente in una fase di stallo. I punti di incontro li hanno già trovato al Senato e sulla mozione al Documento di finanza pubblica. Non è una mission impossibile trovarli anche adesso.
Minestra riscaldata
Per quello che riguarda la mozione del centrodestra, invece, è una minestra insipida. Per evitare altre figuracce come quella rimediata a Palazzo Madama, le destre hanno genericamente ribadito tre impegni tra cui quello per l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale del Patto Ue, estendendone l’ambito di applicazione al settore energetico in analogia con quanto già previsto per la difesa. Di revisione delle spese militari manco a parlarne, stavolta.