L’Istat conferma: rapporto Deficit-Pil al 3,1%. Giorgetti vuole chiedere la deroga al Patto di Stabilità, ma Bruxelles risponde picche

Deficit-Pil al 3,1% lo scorso anno. Giorgetti vuole chiedere la deroga al Patto ma Bruxelles risponde picche

L’Istat conferma: rapporto Deficit-Pil al 3,1%. Giorgetti vuole chiedere la deroga al Patto di Stabilità, ma Bruxelles risponde picche

La conferma che arriva dall’Istat sul rapporto deficit-Pil in Italia nel 2025 pari al 3,1%, ovvero sopra il 3%, la soglia necessaria per avviare a chiusura la procedura di infrazione aperta dalla Ue a metà del 2024, restringe il perimetro del governo. Nei prossimi giorni è atteso il testo del prossimo Documento di Finanza Pubblica, che verrà inviato alla Ue entro fine aprile. E le cose per il governo dopo i nuovi dati sui conti pubblici si mettono male. Non solo.

Deficit-Pil al 3,1% lo scorso anno. Giorgetti vuole chiedere la deroga al Patto…

Sull’ipotesi di sforamento del limite del 3% del deficit a causa della crisi energetica seguita alla guerra in Iran “credo che si faccia riferimento alla volontà di chiedere o non chiedere la clausola di deroga prevista dal nuovo regolamento europeo di governance economica. E’ chiaro che la riflessione a livello europeo, se la situazione non cambia, sarà inevitabile. Ho espresso questa mia valutazione già all’inizio del conflitto, l’ho ribadita all’Eurogruppo a inizio settimana. Lo farò in qualsiasi consenso internazionale a cui parteciperò, perché questa è la realtà”, ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, in conferenza stampa a Palazzo Chigi al termine del Cdm che ha prorogato il taglio delle accise.

… ma Bruxelles risponde picche

Peccato che a stretto giro Bruxelles risponda picche alla richiesta che arriva da Giorgetti.  “La clausola di salvaguardia generale del Patto di stabilità e crescita, che consente agli Stati membri di deviare dal loro percorso di spesa netta, può essere attivata solo in caso di grave recessione economica nell’area dell’euro o nell’Unione europea nel suo complesso. Stiamo monitorando attentamente la situazione volatile in Medio Oriente, ma non ci troviamo in questo scenario”. E’ quanto afferma un portavoce della Commissione europea all’Ansa.

Stop solo in caso di grave recessione e questo non è il caso

“La clausola di salvaguardia generale è subordinata a una grave recessione economica nell’Ue o nell’area dell’euro nel suo complesso. Attualmente, anche sulla base dell’analisi di scenario” fatta dalla Commissione “non siamo in questa situazione. Si tratta piuttosto di un rallentamento dell’economia europea, non di una grave recessione”, aveva affermato anche il Commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis una settimana fa nella conferenza stampa al termine dell’Eurogruppo.

L’Austerity non paga

L’”Istat certifica quello che denunciamo da mesi: nel 2025 il rapporto deficit/PIL si attesta al 3,1%. Un dato già scritto nei conti pubblici ben prima delle tensioni internazionali, che smonta sul nascere qualsiasi tentativo di scaricare responsabilità su fattori esterni. Il punto, però, è ancora più grave. Questo 3,1% arriva in un Paese fermo, senza crescita, con la produzione industriale in calo e i consumi stagnanti. Dopo quattro manovre finanziarie costruite esclusivamente per inseguire il vincolo del 3%, il risultato è sotto gli occhi di tutti: nessun rilancio, nessuna strategia, nessuna prospettiva. Il Governo ha applicato un’austerità silenziosa, comprimendo l’economia reale senza avere il coraggio di dirlo. E lo ha fatto senza nemmeno ottenere ciò che prometteva: stabilità, credibilità, rafforzamento dei conti. Al contrario, l’Italia resta fragile e bloccata, mentre le principali economie europee utilizzano il deficit come leva per sostenere crescita e industria. Qui si è scelto di fare l’opposto: sacrificare la crescita sull’altare di un numero, trasformando il limite del 3% in un fine e non in uno strumento” commenta amaro il vicepresidente M5S Stefano Patuanelli.