Dai risparmi forzati sull’utilizzo dei condizionatori allo smart working, passando per la riduzione dell’illuminazione pubblica. Se la guerra in Iran dovesse proseguire ancora per mesi, il rischio di dover intervenire per ridurre il consumo di gas e carburanti è concreto. E il governo è quindi costretto e prepararsi a qualsiasi scenario, anche quello di un lockdown energetico.
Come racconta la Repubblica, il problema non si pone ancora ad aprile: se il conflitto proseguisse per tutto il mese non si dovrebbe comunque intervenire in modo drastico. Ma già da maggio qualcosa potrebbe cambiare, con rischi concreti per le scorte nazionali di gas.
Attualmente gli stoccaggi sono pieni al 44%, ben al di sopra della media europea (oltre il 20%). Ma il rischio è che il riempimento dei magazzini rallenti nelle prossime settimane. Finora il problema principale è stato quello del prezzo, ma presto potrebbe riguardare la quantità di gas. E quindi servirà capire come ridurre i consumi, sia del gas che dei carburanti.
Lockdown energetico, la strategia in caso di guerra prolungata: dai condizionatori allo smart working
Il modello su cui basarsi esiste già ed è quello preparato nel 2022 con li conflitto in Ucraina e la riduzione delle forniture russe. Progetto che il ministero dell’Ambiente ha ritirato fuori, pronto a proporlo a Palazzo Chigi in caso di crisi. Quali sono quindi le ipotesi concrete? La prima è quella di contenere di un grado le temperature dei condizionatori in estate o di tagliarne l’utilizzo di un’ora. Sarebbe, di fatto, il corrispettivo della proposta del 2022 per i riscaldamenti, con un grado in meno e un conseguente risparmio.
La strategia italiana prevede diversi scenari, anche più radicali. Una delle opzioni da considerare è quella richiesta dai sindacati, che vogliono rafforzare lo smart working nel settore pubblico e, se possibile, anche nel privato. C’è poi allo studio l’ipotesi delle targhe alterne per i mezzi di trasporto, sempre allo scopo di ridurre il consumo di carburante. Quattro anni fa, inoltre, si era ipotizzato anche il taglio dell’illuminazione degli edifici, dei monumenti e dei luoghi pubblici, se non addirittura la rimodulazione dell’attività industriale. Ipotesi per ora lontane, ma che devono essere necessariamente considerate.