Accordo Ue-Israele, raccolto un milione di firme in 10 Stati europei per fermarlo. Nel silenzio dei media

In tre mesi un milione di firme per sospendere l'accordo UE-Israele: i grandi media tacciono, Bruxelles ha sei mesi per rispondere

Accordo Ue-Israele, raccolto un milione di firme in 10 Stati europei per fermarlo. Nel silenzio dei media

Un milione di firme in tre mesi. Record assoluto nella storia delle Iniziative dei Cittadini Europei: nessun’altra, dall’istituzione dello strumento nel 2009, aveva tagliato quella soglia così in fretta. Il 14 aprile 2026 l’iniziativa “Giustizia per la Palestina” ce la fa, in un quarto del tempo massimo concesso dalla legge europea, superando le soglie nazionali in dieci stati membri.

Eppure la notizia del giorno, in Italia, è un’altra. Giorgia Meloni annuncia dal Vinitaly di Verona la sospensione del rinnovo automatico del memorandum di cooperazione militare con Israele, undici articoli di cornice firmati nel 2003. Un gesto che gli stessi israeliani, stando al sito Ynet, descrivono come “privo di contenuto reale”. Occupa tutte le prime pagine. Il milione di europei che invocano formalmente la sospensione dell’accordo di associazione Ue-Israele resta nel silenzio.

La macchina democratica che nessuno racconta

L’Iniziativa dei Cittadini Europei (Ice), strumento introdotto dal Trattato di Lisbona, impone alla Commissione di rispondere formalmente se un milione di firme validate arriva da almeno sette stati membri entro un anno. L’Ice “Giustizia per la Palestina”, lanciata il 13 gennaio 2026 dall’Alleanza della Sinistra Europea, ha impiegato novantadue giorni. Le soglie nazionali sono state superate in dieci paesi, tre in più rispetto al minimo. Sul podio: Francia con 370mila firme, Italia con quasi 250mila, Spagna terza.

Il dato francese è il più clamoroso. Il giornalista Adrien Le Louarn ha segnalato su X che durante i tre mesi nessun media eccetto L’Humanité aveva coperto l’iniziativa. Trecentosettantamila firme, il 477 per cento della soglia nazionale superata, zero articoli nei giornali. Un repost aggiunge: “La stessa identica cosa sta succedendo in Italia”. La copertura italiana è rimasta ai margini: Il Manifesto, Eunews, L’Indipendente, poi L’Espresso al traguardo. La stessa Ansa ha inserito la notizia come coda dell’articolo sul memorandum: prima il gesto del governo, poi il milione di cittadini che usano lo strumento più rigoroso della democrazia europea.

Sei mesi per rispondere

La Commissione non è obbligata a proporre la sospensione, solo a discuterne. Ursula von der Leyen, nel discorso sullo Stato dell’Unione di settembre 2025, aveva annunciato di voler sospendere alcune clausole commerciali dell’accordo, quelle sul trattamento preferenziale al 37 per cento dell’export israeliano, più il congelamento dei fondi bilaterali. Misure giudicate insufficienti: l’Ice chiede la sospensione totale dell’accordo del 1995, l’intera cornice di cooperazione politica ed economica. E quelle misure non sono mai state implementate. La capogruppo Left all’Europarlamento Manon Aubry lo ricorda: la promessa di von der Leyen «è stata abbandonata nel corso dei mesi». L’alto rappresentante Ue Kaja Kallas aveva fatto circolare un documento con le opzioni. Rimasto senza esito.

La posizione italiana ha una data. A maggio 2025, quando la proposta olandese di avviare la procedura di revisione dell’accordo Ue-Israele arrivò al Consiglio Affari Esteri, l’Italia votò contro. Ieri Meloni ha sospeso il memorandum bilaterale. Elly Schlein ha definito la mossa tardiva, chiedendo che Roma smetta di fare ostruzionismo «sulla sospensione dell’accordo di associazione Ue-Israele, su cui cresce il consenso tra gli Stati membri».

Nel 2024 gli scambi tra Ue e Israele hanno raggiunto i 42,6 miliardi di euro. Il Servizio europeo per l’Azione esterna aveva certificato la violazione dell’articolo 2, quello che condiziona la partnership al rispetto dei diritti umani. Dal cessate il fuoco del 10 ottobre 2025, Israele ha ucciso altri 738 palestinesi a Gaza. Un milione di europei invocano formalmente la sospensione. Bruxelles ha sei mesi per rispondere. I giornali quei tre mesi li hanno avuti, e hanno trovato altro da fare.