Difficile capire dove voglia arrivare Trump in Iran. Ha iniziato una guerra insensata e ora è in trappola e vuole distruggere tutto.
Alfio Morelli
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Gentile lettore, Trump si è cacciato in un guaio e reagisce come un giocatore di poker che con una coppia di 7 bluffa gettando sul tavolo una grossa posta; poi, siccome gli altri non si spaventano, cerca di buttarli fuori alzando ancora la posta. Lo stesso fa Trump, che alza vieppiù l’asticella. Ma gli iraniani sanno bene che l’America può far danni e provocare sofferenze, ma non può avere una reale vittoria. E le macerie non saranno solo in Iran, ma in tutto il mondo, date le conseguenze dell’inagibilità di Hormuz. Il blocco iraniano era previsto da 40 anni, cioè da quanto dura la crisi Usa-Iran, ma Trump è troppo ignorante per saperlo e troppo borioso per ascoltare i consiglieri, i generali e lo stesso vicepresidente JD Vance che lo sconsigliavano. Lo stop iraniano alle petroliere nello Stretto di Hormuz ha causato nel mondo scarsità di greggio e raddoppio dei prezzi. In Usa la benzina è rincarata dell’82% in 30 giorni e questo è il preludio di una disfatta dei Repubblicani nel voto di midterm a novembre. Trump, come una belva caduta nella fossa dei cacciatori, che fa? Inizia una cauta marcia indietro? No, alza ancora la posta e stende un controblocco attorno a Hormuz. Così la giugulare del petrolio destinato a Europa e Asia è bloccata sia dall’Iran che non fa passare le navi di Paesi ostili, sia dalla flotta Usa che non fa passare le navi dei Paesi amici dell’Iran. Risultato: un disastro mondiale. Esiste un Nobel per la catastrofe? Allora è di Trump.
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