Anac, l’allarme del presidente Busìa: “La corruzione lambisce i livelli istituzionali più alti, non si limita a violare le regole ma punta a riscriverle”

La relazione di Busia (Anac): Boom degli affidamenti diretti, corruzione sistemica, sicurezza sul lavoro, opacità delle lobby ecc...

Anac, l’allarme del presidente Busìa: “La corruzione lambisce i livelli istituzionali più alti, non si limita a violare le regole ma punta a riscriverle”

L’esplosione degli affidamenti diretti per servizi e forniture (a partire dalle consulenze), che ha toccato la soglia del 95% delle acquisizioni totali; la disparità di genere negli appalti Pnrr; l’assenza di obbligo di dichiarazione del titolare effettivo per le imprese che partecipano agli appalti. L’assenza di una norma sulle lobby.

Da Busia (Anac) una foto impietosa dell’Italia corrotta

Sono solo alcuni dei punti critici sottolineati nella Relazione annuale al Parlamento dell’attività svolta dall’Autorità nazionale anticorruzione nel 2025, tenuta ieri dal presidente Anac, Giuseppe Busìa. Una fotografia impietosa, quella tratteggiata da Busìa, davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, perché il fenomeno della corruzione in Italia si è fatto sempre “più insidioso e sfuggente”, in grado di infilarsi “in ogni interstizio della vita pubblica”, di mimetizzarsi nelle pieghe delle procedure, nei margini delle soglie, nelle zone grigie dove il controllo arretra e la discrezionalità si allarga.

“La corruzione distrugge risorse, vanifica l’impegno, minaccia la sicurezza e talvolta uccide le persone”, ha scandito il presidente Anac, “E intanto corrode lentamente la convivenza civile. Dalla consulenze fittizie alle sponsorizzazioni opache, dai concorsi inquinati alle distorsione dei fondi dell’Ue cresciuti, del 35% nello scorso anno. Arriva addirittura a lambire i livelli istituzionali più alti, non si limita a violare le regole ma punta a riscriverle. In fronte a questo lavoriamo per una cultura che, a partire dalla scuola, educhi e promuova la legalità, la trasparenza e esalti il merito”.

Si compra e si spende di più, quindi dice Busìa, “servono più controlli”

Per il residente Anac, nel 2025 il valore complessivo degli appalti pubblici in Italia ha raggiunto i 309,7 miliardi di euro. Di questi, circa 20,8 miliardi sono legati ad appalti effettuati e finanziati con le risorse del Pnrr. Anche il numero delle procedure è cresciuto: 287.421 complessivamente, +7,6% rispetto al 2024, con un incremento del 13,9% degli importi totali. Si compra di più, si spende di più, e proprio per questo – ha avvertito Busìa – cresce il bisogno di regole solide, controlli efficaci e trasparenza reale.

Regole, controlli e, soprattutto trasparenza, che però spesso mancano. Il punto più allarmante riguarda gli affidamenti diretti per servizi e forniture, comprese le consulenze. Secondo Busìa, rappresentano il 95% delle acquisizioni totali e si registra un “significativo addensamento” appena sotto la soglia critica, tra i 135mila e i 140mila euro. Un dato che colpisce per la sua progressione: si passa dai 1.549 casi del 2021 ai 13.879 del 2025.

Una crescita troppo netta per non suggerire un “baco” sistemico: la semplificazione nata per accelerare – come spiegato con continuità dal ministro per le Infrastrutture Matteo Salvini (e da questo trasposto nel Nuovo Codice degli appalti) – è diventato il varco attraverso il quale ridurre la concorrenza e affievolire i controlli.

“La cancellazione del presidio penale non compensata dalle garanzie amministrative”

Altro vulnus, per il presidente, “l’arretramento del presidio penale che non è stato compensato da un rafforzamento delle garanzie amministrative”. Anzi. Nel passaggio dedicato a conflitto di interessi, inconferibilità e pantouflage, il numero uno dell’Anac ha richiamato apertamente “i vuoti di tutela lasciati dall’abrogazione del reato di abuso d’ufficio e dal contestuale ridimensionamento del traffico di influenze illecite.

Se il diritto penale arretra, il minimo sindacale sarebbe irrobustire gli anticorpi amministrativi, dovrebbe essere un dato di partenza basilare. “Purtroppo è avvenuto il contrario”, osserva invece Busìa, auspicando che il recepimento della direttiva europea anticorruzione diventi l’occasione per rimettere mano ad alcune scelte normative recenti.

Gli altri punti critici della relazione Anac

La relazione mette in fila altri punti critici, meno appariscenti ma tutt’altro che secondari. C’è, per esempio, la distrazione dei fondi dell’Unione europea, cresciuta del 35% nell’ultimo anno. C’è il nodo irrisolto dell’assenza dell’obbligo di dichiarazione del titolare effettivo per le imprese che partecipano agli appalti: un vuoto che, in un sistema che dovrebbe sapere con precisione chi sta davvero dietro a chi contrae con la pubblica amministrazione, pesa come un macigno.

E c’è poi il capitolo Pnrr, dove accanto alla mole delle risorse affiora una fragilità che riguarda la qualità sociale della spesa: meno dell’8% delle procedure ha previsto clausole per incentivare la parità di genere e l’assunzione di giovani. In termini assoluti, appena 7mila procedure su 96mila. Un fallimento politico prima ancora che tecnico. Perché il Pnrr era stato presentato anche come un’occasione per correggere squilibri storici.

Legge sulle lobby e sicurezza sul lavoro: “Servono tutele stringenti”

Immancabile poi un affondo sul tema delle lobby. In Italia, ricorda Busìa, continua a mancare una disciplina organica del settore. E anche qui il problema non è demonizzare la rappresentanza degli interessi, ma sottrarla all’opacità. Dove non ci sono regole, registri, obblighi di trasparenza, il confine tra interlocuzione legittima e pressione impropria si fa inevitabilmente più labile.

Infine la sicurezza sul lavoro negli appalti. “Servono tutele stringenti”, ammonisce Busìa, “controlli rafforzati, responsabilità di filiera, cantieri digitali, tracciabilità dei flussi di manodopera, formazione obbligatoria”. Il punto più esposto resta quello dei subappalti “soprattutto quando si moltiplicano a cascata”, erodendo trasparenza e responsabilità. È lì, in quella frammentazione progressiva, “che spesso si abbassano le tutele, si scaricano i costi e si smarriscono le responsabilità”.