Crescita in frenata e nessuna flessibilità in Ue: il Dfp inguaia Giorgetti

Con il Dfp il governo rivede al ribasso la crescita e al rialzo il deficit. Senza flessibilità Ue, Giorgetti è pronto a muoversi da solo.

Crescita in frenata e nessuna flessibilità in Ue: il Dfp inguaia Giorgetti

L’economia italiana rallenta, ma andrà ancora peggio nei prossimi mesi. Non c’è nulla di cui star sereni per il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, dopo l’approvazione del Documento di finanza pubblica ma, soprattutto, dopo che l’Eurostat ha confermato che il deficit italiano è stato del 3,1% nel 2025. Niente uscita dalla procedura d’infrazione, quindi. Ma il problema non è solo questo.

Il fallimento del governo si fa sentire anche e soprattutto sulle stime di crescita, che il Dfp rivede al ribasso a causa della guerra in Medio Oriente voluta da Donald Trump e Benjamin Netanyahu, fedeli alleati del governo nonostante gli ultimi screzi. Inoltre, proprio il conflitto rischia di costringere il governo a rivedere ben presto – ovviamente al ribasso – queste stime.

I dati del Dfp: la crescita non c’è

Già prima della guerra le previsioni per la crescita italiana erano tutt’altro che brillanti. Ma ora la situazione peggiora e il Pil, stando al Dfp, scende dallo 0,7% precedentemente previsto allo 0,6% per il 2026. Revisione al ribasso di un decimo di punto anche nel 2027 (allo 0,7%) e nel 2028 (allo 0,8%).

Non va meglio sul fronte del deficit, che per il 2026 sale dall’iniziale previsione del 2,8% al 2,9% e l’aumento sarà ancora più consistente nei prossimi anni, toccando il 2,8% nel 2027 e il 2,5% nel 2028, rallentando quindi la frenata rispetto alle precedenti stime. Il debito, invece, è al 137,1% nel 2025, poi al 138,26% nel 2026 e al 138,5% nel 2027.

“La naturale premessa”, per Giorgetti, “è che non viviamo in circostanze normali, ma di tipo totalmente eccezionale e quindi le previsioni contenute nel documento, validate dall’Upb, inevitabilmente sono già oggi discutibili ma ahimè nelle prossime settimane meritevoli di ulteriori aggiornamenti”. Peraltro sono stime più alte di quelle fatte da qualsiasi istituto, nazionale e internazionale, per la crescita italiana: la previsione è per Banca d’Italia, Ocse e Confindustria tra lo 0,5% e lo 0,4% con addirittura lo spettro della recessione in caso di guerra prolungata.

L’Italia resta sola sulla deroga al Patto di stabilità

Per Giorgetti il problema è che Bruxelles non sembra intenzionata a concedere flessibilità per affrontare la crisi energetica ed economica. A quel punto, “ci muoveremo da soli”, rilancia il ministro dell’Economia. “Io non ho chiesto la deroga al Patto di stabilità”, dice Giorgetti. Anche se praticamente tutto il suo governo l’ha fatto e continua a farlo ripetutamente. Giorgetti, invece, spiega di aver detto “che bisogna essere pronti e flessibili a rispondere alle situazioni, non rilassati ma flessibili”. Perché, a suo giudizio, “quel che non è accettabile è la rigidità rispetto ad approcciare un mondo che è completamente cambiato”.

Due i fronti che destano preoccupazione. Il primo è la necessità di derogare sulle spese per la difesa, ovvero chiedere uno scostamento di bilancio non potendo – senza l’uscita dalla procedura d’infrazione –conteggiare gli investimenti per il riarmo in quelli esenti dalle regole fiscali europee. Poi c’è lo “shock di tipo energetico” generato dalla guerra in Medio Oriente, tema che “merita altrettanta attenzione”.

E la preoccupazione si sposta già alla prossima Manovra, quella che arriverà peraltro a pochi mesi dalle elezioni politiche. “La Manovra – dice Giorgetti – dovrà essere adeguata alle situazioni del momento, se non facciamo nulla e aumentano prezzi dei carburanti, aumenta l’energia e l’inflazione, non posso dire che non è cambiato niente”.