Qualche raccomandazione, poche misure concrete e una maggiore flessibilità che è ben diversa da quella chiesta dall’Italia e che poco aiuta il nostro Paese ad affrontare la crisi energetica. Il pacchetto Accelerate Eu presentato dalla Commissione europea non sembra fornire una reale soluzione di fronte alla crisi energetica causata dalla guerra in Iran, già costata all’Ue 24 miliardi aggiuntivi solo per l’importazione dei combustibili fossili. I rincari energetici sono costati all’Unione più di 500 milioni al giorno, come sottolinea il commissario all’Energia, Dan Jorgensen.
Proprio questa premessa ha portato Bruxelles a pensare misure per ridurre gli effetti della crisi sulla crescita del Pil e sull’inflazione: di fronte a rischi ritenuti “significativi” e a ripercussioni “economiche e sociali” estese bisogna agire. Eppure, l’Ue lo fa solo parzialmente. Il pacchetto energia prevede, innanzitutto, più flessibilità per gli aiuti di Stato. Ma gli aiuti di Stato sono un vantaggio soprattutto per chi ha maggiore spazio fiscale (in primis la Germania) e non per chi, come l’Italia, ha un debito pubblico alto e margini risicati di manovra.
Dagli aiuti di Stato ai voucher, le misure del pacchetto energia dell’Ue
L’Ue pensa, comunque, anche a un nuovo quadro per gli aiuti di Stato per i settori più colpiti dalla crisi e raccomanda il ricorso a voucher energetici e programmi di sostegno al reddito. Ancora, il suggerimento agli Stati membri è di ridurre le accise sull’elettricità per le famiglie vulnerabili, ma anche di rendere più economici i trasporti pubblici. Si punta poi alla riduzione volontaria dei consumi, invitando a tagliare l’uso dei riscaldamenti. Salta, invece, l’invito a imporre un giorno di telelavoro obbligatorio alle imprese, così come l’obiettivo di evitare viaggi aerei aziendali o di chiudere gli edifici pubblici quando possibile. Per le imprese c’è, invece, l’invito a ricorrere a programmi di finanziamento per le energie rinnovabili.
Una novità più concreta riguarda invece il maggior coordinamento europeo sulle riserve di gas e petrolio, per esempio con l’istituzione dell’Osservatorio sui carburanti per anticipare eventuali carenze. A maggio, poi, ci sarà un’ulteriore proposta per ridurre la pressione fiscale sull’energia per le industrie energivore e i nuclei familiari più fragili. Misure “già previste da anni e mai attuate”, sottolinea l’eurodeputato M5s, Dario Tamburrano, secondo cui servono “ingenti investimenti pubblici dei quali non si vede traccia”. Intanto in Italia il governo continua a tergiversare e non offre risposte concrete alla crisi energetica al di là del taglio delle accise sui carburanti. Durante il question time alla Camera, il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, si limita a dire che il tema del costo dell’energia “è al centro dell’azione del governo”, che però al momento si limita a monitorare la situazione.