Il dato Eurostat sul deficit italiano inchiodato al 3,1% nel 2025, che taglia le gambe alle speranze dell’Italia di uscire dalla procedura Ue, rivela il fallimento del duo Giorgetti-Meloni. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti e la premier Giorgia Meloni, hanno scommesso sulla possibilità che l’Italia centrasse l’obiettivo di far scendere l’indebitamento sotto la soglia del 3% per poi attivare la clausola di salvaguardia che permette di escludere gli investimenti nella difesa dalla spesa pubblica netta. A tal fine hanno strozzato la crescita con una serie di manovre tutte improntate all’austerity. Ma hanno fallito l’obiettivo e lasciato in eredità una crescita dello zero virgola e un debito secondo solo a quello della Grecia. Eurostat vede il debito dell’Italia in salita al 137,1% del Pil nel 2025, rispetto al 134,7% del 2024. Resta il secondo debito rispetto al Pil nella Ue alle spalle della Grecia.
Pil asfittico e debito alle stelle. Sarà una Manovra lacrime e sangue
Dopo la sentenza Eurostat, sul tavolo del Consiglio dei ministri è arrivato il Documento di finanza pubblica con le nuove tabelle sui conti. Giorgetti aveva già anticipato una revisione delle stime di crescita, in linea con quelle dei principali organismi. Il Pil, stando al Dfp, scende nel 2026 dallo 0,7% precedentemente previsto a ottobre allo 0,6%. Revisione al ribasso di un decimo di punto anche nel 2027 (allo 0,7%) e nel 2028 (allo 0,8%). Non va meglio sul fronte del deficit, che per il 2026 sale dall’iniziale previsione del 2,8% al 2,9% e l’aumento sarà ancora più consistente nei prossimi anni, toccando il 2,8% nel 2027 e il 2,5% nel 2028, rallentando quindi la frenata rispetto alle precedenti stime. Il debito, invece, è al 137,1% nel 2025, poi al 138,26% nel 2026 e al 138,5% nel 2027.
La premessa
“La naturale premessa”, per Giorgetti, “è che non viviamo in circostanze normali, ma di tipo totalmente eccezionale e quindi le previsioni contenute nel documento, validate dall’Upb, inevitabilmente sono già oggi discutibili ma ahimè nelle prossime settimane meritevoli di ulteriori aggiornamenti”. Peraltro sono stime più alte di quelle fatte da qualsiasi istituto, nazionale e internazionale, per la crescita italiana. Banca d’Italia, nello scenario base, indica un aumento del Pil dello 0,5% nel 2026 e anche nel 2027. Analoga la stima del Fondo monetario internazionale, mentre l’Ocse si aspetta un +0,4% quest’anno e +0,6% il prossimo. Confindustria avverte che se la guerra arriva a fine anno “al rischio di recessione noi abbiamo quasi certezza di arrivarci”.
Il ministro leghista in difficoltà
“Qualche collega a volte mi ha chiesto: cosa prevede? Ho detto: chiedetelo a Trump. Se pensate che il ministro delle Finanze italiane sia in grado di fare una previsione corretta dell’andamento economico dei prossimi sei 10 mesi”, non è così, ha spiegato Giorgetti. “Purtroppo io prendo atto di decisioni e situazioni che stanno ben oltre al governo italiano”, ha concluso. Una considerazione quest’ultima che ha reso pressante da parte dell’esecutivo, a maggior ragione ora che Roma rimane sorvegliata speciale Ue, la richiesta di flessibilità in Europa. Richiesta che però ha trovato finora il muro di Bruxelles.
La gabbia
Solo che ora non c’è solo il problema di come finanziare le spese per la Difesa ma i margini di manovra si assottigliano fino a quasi azzerarsi anche per tutte le altre spese che dovranno essere contemplate nella prossima manovra di bilancio. “Il governo tutto tagli e austerità di Giorgia Meloni ha fallito e non ha centrato nemmeno l’obiettivo del 3% deficit/Pil su cui avevano puntato tutto, con 4 manovre lacrime e sangue. Ora siamo totalmente chiusi nella gabbia dei vincoli del Patto di stabilità che questo stesso Governo ha sottoscritto a Bruxelles, condannando l’Italia a tagliare su sanità, scuola, imprese, energia”, ha detto il leader dei 5 stelle, Giuseppe Conte. “Ora, vista l’emergenza, bisogna subito andare a sospendere gli accordi sul riarmo in sede Nato e a Bruxelles. Bisogna rivedere gli accordi firmati sul Patto di stabilità che ci strangola. Prendiamo le risorse dagli extraprofitti di banche, colossi energetici e industria delle armi. Usiamo questi fondi per rimettere l’Italia in piedi. Non è il momento di galleggiare dopo 4 anni di errori e fallimenti”, ha concluso l’ex premier.