Un voto di fiducia sulla conversione in legge di un Dl Sicurezza in odore di incostituzionalità, già oggetto di tensioni tra governo e Quirinale, e probabilmente anche privo di coperture economiche e comunque destinato a essere corretto appena approvato da un altro decreto che vedrà la luce pochi minuti dopo il via libera definitivo.
È il surreale passaggio politico – ma per carità, non chiamiamolo “pasticcio” che altrimenti la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, potrebbe prendersela – che ieri ha vissuto alla Camera, chiamata a licenziare il Decreto Sicurezza. Il via libera alla fiducia è arrivato in serata con 203 sì, 117 no, 3 astenuti (entro domani il voto finale sul testo) e una montagna di polemiche.
Mancano le coperture
L’ultima grana per il governo era scoppiata solo qualche ora prima l’inizio delle votazioni, quando il ministro Giancarlo Giorgetti, con molta flemma, dopo un Cdm lampo, a proposito delle coperture finanziarie della legge, aveva candidamente dichiarato: “Ci stiamo lavorando non posso dire quale sarà l’esito dell’esame della Ragioneria che sarà come sempre rigoroso e serio”. Al centro delle critiche, la contestatissima norma sui compensi previsti per gli avvocati in caso di rimpatrio dei propri assistiti…
Più loquace era stata la sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento, Matilde Siracusano, che uscendo da Palazzo Chigi aveva dichiarato: “I tempi del Decreto Sicurezza? Si presume la chiusura, con il voto finale, non prima di venerdì mattina”. “Per quanto riguarda il decreto correttivo sarà assicurata la contemporaneità con la correzione che ho presentato ieri in capigruppo in merito all’ampliamento della platea dei destinatari del contributo per chi favorisce e assiste i migranti per il rimpatrio volontario”, aveva spiegato.
“Soprattutto, una modifica tecnica che ci era stata richiesta e, quindi, abbiamo recepito le istanze sia del CNF (Consiglio Nazionale Forense, ndr) che quelle discendenti dalle interlocuzioni importanti che sono avvenute. Il contributo sarà erogato a prescindere dall’esito della mediazione, indipendentemente dal fatto che il migrante rimanga o parta. I due testi arriveranno al Quirinale contemporaneamente”, aveva aggiunto.
E circa le coperture mancanti, aveva dichiarato solenne: “Bisogna ragionare su coperture diverse rispetto alla stesura iniziale. Non potremo mai emanare una misura non coperta, questo il governo lo assicura”.
Le opposizioni si appellano a Fontana
Su dove e come abbiano trovato queste “diverse coperture”, però, il governo non ha detto una parola. Tanto che le opposizioni ieri pomeriggio hanno chiesto un incontro urgente col presidente della Camera, Roberto Fontana, “per chiarire le fonti di finanziamento del decreto”, ricordando come “il parere ‘favorevole al Decreto Sicurezza espresso dalla Commissione Bilancio mostra evidenti dubbi sulla quantificazione degli oneri e sulla copertura economica di alcune norme e dunque in contrasto all’articolo 81 della Costituzione”.
Piantedosi: “La norma sui rimpatri utile e nobile”
Contemporaneamente il ministro Matteo Piantedosi assicurava che “il (nuovo, ndr) decreto prevede semplicemente un correttivo sulla base di quelle che sono le osservazioni che ci sono pervenute dal Quirinale”. Il ministro ha comunque assicurato che “la norma mantiene una sua utilità e nobiltà. Nelle nostre intenzioni non c’era nulla di quello che si è detto, cioè immaginare un ruolo diverso da quello nobile dell’avvocato, ci mancherebbe: abbiamo preso atto di questo e toglieremo quei riferimenti, ma questo non toglie che l’istituto è molto importante”.
Conte all’attacco: “Avete fallito su tutto”
Intanto però in aula era scontro. In particolare il leader 5S, Giuseppe Conte è passato all’attacco, ricordando che “gli avvocati non sono marionette nelle mani del governo”. E rivolto all’esecutivo, ha aggiunto: “la verità è che avete fallito su tutto: la gestione dei flussi migratori, gli sbarchi, i salvataggi, i rimpatri, i centri in Albania”.
“Voi avete una singolare capacità: le cose che funzionano le smontate e poi vi ingegnate con tutta la vostra incapacità a buttarvi in progetti dispendiosi e inutili. Da ultimo, ed è un altro fallimento, il piano Mattei”, ha incalzato, “Ma non vi preoccupate: siamo agli sgoccioli. Lavoreremo noi per la sicurezza economica dei lavoratori, dei nostri giovani da voi schiaffeggiati, per la sicurezza energetica, per la sicurezza del Paese di fronte alla corruzione e la sicurezza del nostro sistema sanitario”.
E ha concluso: “siamo prossimi al 25 aprile. Vi consigliamo una lettura: 139 articoli della nostra Costituzione: viva l’Italia democratica e la nostra Costituzione antifascista”.