L’inchiesta sulle Olimpiadi di Milano-Cortina si sposta. E arriva fino all’interno del ministero dei Trasporti, guidato da Matteo Salvini. A essere indagata nel filone riguardante l’appalto per la cabinovia Apollonio-Socrepes è Elisabetta Pellegrini, dirigente del ministero e coordinatrice della struttura tecnica di missione dello stesso Mit. L’inchiesta riguarda l’impianto a fune di Cortina che non è mai entrato in funzione per i Giochi a causa della mancanza dei collaudi. Gli investigatori hanno sequestrato computer e telefoni di Pellegrini.
La dirigente è considerata un riferimento per il ministro Salvini, che l’ha nominata. Nel fascicolo della procura di Belluno – aperto a fine maggio con accertamenti sulla gara per la realizzazione della cabinovia – il nome di Pellegrini si aggiunge a quello di Massimo Fabio Saldini, amministratore delegato di Simico e commissario straordinario per le opere olimpiche, e di Angelo Readelli, rappresentante della società che si è aggiudicata l’appalto (Graffer).
Milano-Cortina, nuova tegola per Salvini che però difende Pellegrini
Secondo i procuratori, l’opera sarebbe stata affidata con eccessiva fretta, senza rispettare le procedure, forse per recuperare i ritardi. E proprio sull’assegnazione dei lavori si concentra l’indagine con l’ipotesi di turbativa d’asta. Una nuova grana giudiziaria per Salvini, estraneo all’indagine, ma che vede ancora una volta i dossier seguiti dal suo ministero nel mirino dei magistrati. Un caso che arriva a pochissima distanza da quello del Ponte sullo Stretto, con l’indagine anche sull’ex coordinatore leghista in Calabria. Salvini, però, difende Pellegrini, sottolineando che “si è distinta per impegno e laboriosità” per le Olimpiadi che hanno rappresentato “un successo straordinario riconosciuto anche all’estero”. “Sono certo – conclude il ministro – che le indagini confermeranno la piena legittimità di tutti gli atti”.