Corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio. Due accuse che pesano sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, dopo l’indagine avviata dalla procura di Roma sul progetto tanto caro a Matteo Salvini. Un progetto che oggi, però, rischia di traballare. I carabinieri del Ros hanno dato esecuzione al decreto di perquisizione riguardante tre persone, sequestrando anche dispositivi elettronici e documenti.
Tra di loro c’è Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti in quiescenza da febbraio. Ma anche Vincenzo Virgiglio, imprenditore e responsabile delle relazioni esterne dell’associazione Accademia Calabria. E, ancora, Giacomo Francesco Saccomanno, già componente del cda della società Stretto di Messina Spa nonché ex commissario regionale in Calabria della Lega. E proprio questi nomi legano inevitabilmente l’indagine romana alla politica e al progetto caro al governo Meloni e a Salvini.
D’altronde le accuse nei confronti degli indagati riguardano proprio un atto che tocca da vicino l’esecutivo, ovvero la delibera Cipess del valore di 13,5 miliardi che avrebbe dovuto dare il via libera definitivo al progetto per realizzare il Ponte. Delibera, però, bocciata dalla Corte dei Conti, con tanto di veementi proteste del governo, scagliatosi all’attacco della magistratura contabile.
Ponte sullo Stretto, l’inchiesta della procura di Roma
La segnalazione da cui sono partite le indagini è arrivata dall’interno della Corte dei Conti. L’accusa nei confronti dei tre indagati è di aver messo in atto condotte per condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto. Le contestazioni riguardano un periodo iniziato nell’ottobre del 2025, quindi proprio quando i magistrati contabili dovevano esprimersi sulla delibera Cipess. L’avvocato e l’imprenditore indagati, spiega una nota dell’ufficio giudiziario, per condizionare l’esame della Corte dei Conti “avrebbero avvicinato il giudice contabile promettendogli il loro appoggio per ricoprire cariche in enti di diritto pubblico dopo il suo pensionamento, subordinandolo alla sua fattiva azione per il concretizzarsi dell’esigenza citata”.
Avrebbero anche “tentato di avvicinare altri magistrati ritenuti utili agli interessi del gruppo” per realizzare l’opera e avrebbero inoltre “rivelato, a soggetti terzi, notizie coperte da segreto, acquisite dal giudice della Corte dei Conti indagato”. E proprio il giudice, si legge ancora, “avrebbe offerto la propria disponibilità, fornendo costanti aggiornamenti sull’andamento della procedura” della Corte dei Conti, “rivelando informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi magistrati contabili”.
Tra volontà e promesse
Ancora, il magistrato contabile avrebbe esaminato la decisione del 29 ottobre – ovvero la bocciatura del progetto – “impegnandosi a predisporre, nell’interesse della Stretto di Messina Spa, una memoria sulla vicenda da consegnare al commercialista della società”. E lo avrebbe fatto “manifestando, in cambio, l’interesse a diventare presidente dell’Antitrust o di una società partecipata”. L’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, parla di “sorpresa” in riferimento alle indagini e sostiene che “la società è totalmente estranea”. Non cambia, prosegue Ciucci, la volontà della società di realizzare il Ponte “con massima trasparenza”. Totalmente “estraneo a ogni accusa” si dice anche Saccomanno, raggiunto da Repubblica, sostenendo di non aver “mai fatto pressioni”.