Garlasco, incontro tra la pg Milano e il procuratore di Pavia sulla possibile riapertura del processo Stasi. Nanni: “Vedremo le carte. Non sarà uno studio né veloce, né facile”

Garlasco: alla Pg di Milano la procura di Pavia invierà tutte le carte delle inchieste sull'omicidio Poggi. Ecco gli scenari

Garlasco, incontro tra la pg Milano e il procuratore di Pavia sulla possibile riapertura del processo Stasi. Nanni: “Vedremo le carte. Non sarà uno studio né veloce, né facile”

Ennesimo colpo di scena nell’intricatissima vicenda Garlasco. Ieri la Procura generale di Milano si è detta disposta a studiare le carte dell’inchiesta di Pavia sul delitto e su Andrea Sempio e, solo al termine di questa attività di approfondimento, valuterà se chiedere ulteriori atti, prima di prendere la decisione se inoltrare o meno alla Corte d’appello di Brescia un’istanza di revisione del processo per Alberto Stasi.

“Non sarà uno studio né veloce, né facile”

Ad aprire una porta alla possibile revisione del processo per Stasi, condannato a 16 anni di carcere per l’omicidio di Chiara Poggi, la procuratrice generale, Francesca Nanni, al termine dell’incontro con il procuratore di Pavia, Fabio Napoleone e con l’avvocata generale di Milano, Lucilla Tontodonati. “Valuteremo se chiedere ulteriori atti – ha detto Nanni -, bisogna prima attentamente studiare le carte, non possiamo fare alcuna altra dichiarazione ai fini di un’eventuale revisione del processo, perché dobbiamo ovviamente prima studiare le carte. Non sarà uno studio né veloce, né facile”.

Secondo quanto riferito da Nanni, che fra i suoi compiti ha anche quello di vigilare sull’attività di tutte le procure ordinarie del distretto giudiziario di Milano, nelle prossime settimane il procuratore Napoleone manderà al “nostro ufficio” una “informativa” su quanto è stato fatto fino a oggi.

Ecco cosa potrebbe succedere

Nel caso si arrivasse alla formalizzazione di una richiesta di revisione della sentenza di condanna per Stasi entrerebbero in campo la Corte d’Appello di Brescia e la Procura Generale di Brescia. L’istanza di revisione può essere chiesta dalla Procura Generale di Milano oppure dai legali di Stasi, gli avvocati Antonio De Rensis e Giada Bocellari. Non può presentarla direttamente e formalmente invece il procuratore di Pavia Fabio Napoleone.

Naturalmente, se a presentare l’istanza fosse la procuratrice generale Nanni, avrebbe più autorevolezza rispetto a una presentata solo dai legali, essendo quella della magistrata una figura non di parte.  Così si spiega la “visita” di ieri di Napoleone alla procuratrice.

Le strade processuali di Stasi e Sempio potrebbero marciare indipendenti

Una volta investita del caso, la Corte d’Appello di Brescia potrebbe anche decidere senza fissare un’udienza e bocciare subito l’istanza oppure dare appuntamento in aula per la discussione, come avvenuto per esempio con la revisione chiesta dalla difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi per la strage di Erba.

Non è necessario che alla revisione di Stasi si accompagni un processo per Sempio. Se pure la Procura di Pavia dovesse ritenere che non ci siano elementi sufficienti per mandarlo a giudizio, l’iter della revisione per il condannato a 16 anni potrebbe procedere senza intoppi.

Ma che atti manderà Pavia a Milano?

Tra le carte che la procura di Pavia invierà a Milano, sicuramente la perizia genetico-forense affidata all’esperta della Scientifica Denise Albani, che aveva stabilito che ci sarebbe una “probabilità” da “moderatamente forte” a “forte e moderato” che su due unghie di Chiara ci sia una traccia mista (doppio profilo maschile), parziale (incompleta) e aplotipica (Y) che è compatibile con la linea paterna dell’indagato Andrea Sempio, ma che è insufficiente a identificare “un singolo soggetto”, e che è impossibile stabilire se le tracce si trovino “sotto o sopra” le unghie, da “quale dito” provengano, come si siano depositate, perché ciò sia avvenuto, se con una “contaminazione” o per “trasferimento”, “diretto o mediato”, e “quando” ciò sarebbe avvenuto.

La relazione della patologa Cristina Cattaneo

Nelle scorse settimane sono state depositate invece le consulenze dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, che ha rivisito tutte le carte e la documentazione degli esami medico-legali e dell’autopsia del 2007 effettuata dal dottor Ballardini, per provare a indicare con quante e quali armi sia stata uccisa Chiara, fissare l’orario del delitto e del decesso, che le sentenze hanno stabilito (con il ragionamento logico, non con le prove scientifiche, che sono sempre state molto difformi fra loro) essere avvenuto fra le 9.12 e le 9.35 del mattino.

Inoltre ci sono la nuova consulenza informatica sul pc di Chiara affidata all’esperto Paolo Dal Checco e  l’analisi della scena del crimine con la BPA – Bloodstain Pattern Analys, la disciplina che studia le tracce di sangue, effettuata dal Ris di Cagliari.

“La perizia sulla traccia 33”

E, naturalmente ci sarà la consulenza dattiloscopica affidata al tenente colonnello Gianpaolo Iuliano e al dottor Nicola Caprioli sulla ‘traccia 33‘, repertata (ormai solo in foto, il materiale non esiste più ed è andato distrutto) sulla parete destra della scala della villetta di via Pascoli, su cui fu rinvenuto il cadavere della vittima. Per la procura di Pavia è l’impronta del palmo di Sempio, ipotesi contestata sia dalla difesa del 37enne, che da quella della parte civile della famiglia Poggi.

Ci potrebbe essere infine la maxi informativa finale dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano: i militari che sono stati i primi a riaprire il caso già una prima volta a settembre 2017, dopo la denuncia di presunti pedinamenti da parte della legale di Stasi, Giada Bocellari.

Fascicolo che si chiuse con l’archiviazione da parte del pm di Milano, Alberto Nobili, ma che portò gli investigatori di via Moscova a scrivere in un’informativa del 19 luglio 2018 che, “per comprendere meglio i fatti e il terreno sul quale si indagava”, si era “proceduto a una rilettura dell’intero fascicolo concernente l’omicidio di Chiara Poggi, riscontrando degli elementi che potrebbero non metter fine alla vicenda giudiziaria“.

A Pavia la procura è convinta che sia stato Sempio il colpevole

L’attuale inchiesta su Sempio – già indagato nel 2016-2017 sulla base di un esposto della difesa di Stasi e dell’indagine difensiva svolta dalla società di investigazioni private SKP e archiviato dal gip Fabio Lambertucci – era stata chiesta dagli inquirenti pavesi il 14 febbraio 2024.

Istanza rigettata dal gip di Pavia, a cui era seguita il 20 marzo 2024 una nuova richiesta di riapertura dell’indagine, nuovamente respinta dall’Ufficio gip pavese il 9 maggio 2024. Contro quella decisione il procuratore Fabio Napoleone e l’aggiunto Stefano Civardi hanno presentato ricorso in Cassazione per “abnormità” del provvedimento.

Appello accolto con rinvio a un nuovo giudizio del gip di Pavia, che il 23 gennaio 2025 ha autorizzato la riapertura del fascicolo, poi emerso pubblicamente solo due mesi dopo, nel marzo 2025, quando Sempio venne convocato dagli inquirenti per i test salivari e i prelievi del Dna.