Se sei un giornalista di inchiesta e fai bene il tuo lavoro (cioè firmi inchieste scottanti, appunto), nella Rai meloniana, non solo non vieni valorizzato, ma non vieni neanche pagato… Anzi, ti impugnano il contratto perché hai pubblicizzato il tuo lavoro (e la tv pubblica) sui quotidiani! Ne sa qualcosa l’inviato di Report, Giorgio Mottola, che poco più di un mese fa aveva firmato uno scoop sui legami tra il partito della premier, Fratelli d’Italia, ed esponenti di spicco del clan di camorra dei Senese, finiti nella maxi-inchiesta Hydra della Dda di Milano.
L’incipit dell’inchiesta e il selfie di Meloni con l’uomo dei Senese
“Il 2 febbraio del 2019 all’Hotel Marriott di Milano era presente l’intero gotha di Fratelli d’Italia”, attaccava l’inchiesta, “L’occasione era la prima grande iniziativa politica del partito al nord, in vista delle Europee di quell’anno. Tra militanti e dirigenti in sala ad accogliere la futura presidente del Consiglio, c’era, in prima fila, anche Gioacchino Amico, referente del clan Senese in Lombardia”.
Il servizio dal titolo “La mafia a tre teste”, seconda parte di un’inchiesta del 2024, era stato poi ripreso da tutti i giornali italiani, anche perché mostrava la foto inedita della premier Meloni guancia a guancia con il mafioso Amico, nel frattempo diventato collaboratore di giustizia.
Curiosa coincidenza: quel giorno in sala a Milano era presente – in prima fila – anche l’attuale amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi. Il vertice della stessa Rai, cioè, che oggi rifiuta di pagare Mottola…
I vertici di TeleMeloni contestano le anticipazioni date al Fatto Quotidiano
Un’inchiesta esplosiva, quindi, per la quale però Mottola non è stato mai pagato da Viale Mazzini. Come rivelato da Fanpage, infatti, i vertici di TeleMeloni si sarebbero rifiutati di versare il compenso dovuto al cronista (i giornalisti di Report “vendono” i loro servizi e vengono pagati dopo la messa in onda, in base a un contratto sottoscritto a inizio stagione).
Secondo il sito, i dirigenti del servizio pubblico sarebbero stati “infastiditi” da alcune anticipazioni date da Mottola ai quotidiani, prima della messa in onda. E per questo avrebbero deciso di impugnare il contratto, in nome dell’esclusiva.
Il riferimento è a due articoli pubblicati da Il Fatto quotidiano a firma del giornalista che, in effetti, anticipavano alcuni contenuti dell’inchiesta tv, ma non la “bruciavano”, anzi. La lanciavano. Inoltre per quei due articoli Mottola non sarebbe stato neanche pagato dal Fatto, proprio perché considerati un lancio promozionale della trasmissione Rai… Pubblicità, insomma. Un sistema, quello dell’anticipazione, che è sempre stato utilizzato da Report. Fin dai tempi della conduzione Gabanelli.
La Rai precisa le ragioni del mancato pagamento
Dal canto suo la Rai “smentisce categoricamente il mancato pagamento del collaboratore Giorgio Mottola per valutazioni editoriali relative al contenuto di un’inchiesta regolarmente mandata in onda, come erroneamente riportato da alcuni organi di stampa”, tuttavia aggiunge che “sono in corso verifiche su una possibile violazione degli obblighi contrattuali“. Ovvero non ha pagato ma non per i contenuti dell’inchiesta.
L’azione civile di FdI dopo la prima puntata dell’inchiesta
Inoltre, giova ricordare come FdI nel 2024 abbia citato in sede civile con richiesta di risarcimento superiore a 50mila euro proprio Mottola e Sigfrido Ranucci per la prima puntata dell’inchiesta “La mafia a tre teste”.
Allora era stato un fatto senza precedenti. Che fece ancora più scalpore anche perché nessuna contestazione era stata mossa al direttore dell’Approfondimento, il meloniano Paolo Corsini. Lo stesso Corsini che subito dopo la messa in onda della seconda puntata, aveva messo un like a un servizio pubblicato dal network di estrema destra, Esperia, che attaccava la ragion d’essere del servizio di Report.
L’ultimo sgarbo di una lunga serie a Report
Tuttavia l’accanimento contro Mottola non deve essere letto come un fatto sporadico. Si tratta dell’ennesimo sgarbo fatto a Ranucci & Soci dai vertici di TeleMeloni, un “dispetto” che si aggiunge al taglio del numero delle puntate; all’allungamento del minutaggio a parità di budget; allo svuotamento della redazione ecc…
In difesa del giornalista ieri si sono schierati gli esponenti M5S della vigilanza Rai. “Presenteremo una interrogazione in Commissione su quanto sta accadendo attorno al giornalista di Report Mottola”, hanno fatto sapere in una nota.
“La Rai non vorrebbe pagare il lavoro di inchiesta realizzato per Report sui rapporti tra esponenti di Fratelli d’Italia e ambienti legati al clan Senese. Se fosse vero, sarebbe una situazione che puzza di ritorsione lontano un miglio”, si legge nel documento, “Chiediamo alla Rai: perché non pagate Mottola? Vi ha dato fastidio l’argomento trattato dall’inchiesta? Se fosse così, i responsabili dovrebbero andarsene a casa subito, perché va bene tutto ma non pagare un giornalista perché fa uno scoop che mette in imbarazzo Meloni e il suo partito sarebbe una vergogna indegna perfino di TeleMeloni. Vogliamo la verità”.