Le Lettere

Lavorare, che parolona!

Il governo si riempie la bocca della parola “lavoro”: “Siamo al lavoro per la pace in Ucraina”, “Lavoriamo per la pace in Libano”. Lavoriamo qua, lavoriamo là…. E basta! Mi fa una rabbia.
Elvira Contini
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Gentile lettrice, noto anch’io l’uso martellante della parola lavoro, insopportabile da parte di un governo inconcludente. Già la povertà del lessico tradisce l’inadeguatezza a… lavorare. Lavoro è una parola surreale in bocca a Salvini, che da Ministro dell’Interno andò “al lavoro” solo 11 giorni su 459: il conteggio è di Lamorgese, che gli succedette ed esaminò i registri d’ingresso al Viminale. Ma anche Tajani non scherza, discettando di maestosi però improbabili interventi nel mondo: “Siamo al lavoro. All’Iran ho detto: basta missili, basta droni, basta guerra”. Male, avrebbe dovuto dirlo a Usa e Israele, perché sono loro gli aggressori, non l’Iran. “Lavoriamo per la pace in Libano” ed elargisce pure consigli: “Se ci sono droni, non affacciatevi, non andate per strada, specie nei garage” (ma che diavolo c’entrano i garage?). Però il sublime si registra con Meloni, che fa volare gli asini e anche gli elefanti: “Lavoriamo ogni ora per gli italiani”. Era meglio non lavorasse: da quando è al governo, stipendi e pensioni hanno perso l’11,1% del potere d’acquisto e altro ne perderanno nel 2026 secondo Bankitalia, mentre il nostro Pil è fanalino di coda nell’Ue (la premier aveva detto: “Siamo la locomotiva d’Europa”). Ma questo avveniva quando la leader del globo terraqueo non aveva ancora perso il referendum e diceva: “Siamo al lavoro per scrivere la Storia”. Adesso pare voglia scrivere la Geografia.

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