Un bruciante schiaffone. È quello assestato ieri dalla Corte di Cassazione alla Procura di Caltanissetta, ma, soprattutto, alla maggioranza di centrodestra della Commissione Antimafia, sulle stragi di Capaci e via D’Amelio. La Corte ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Procura nissena contro l’ordinanza con la quale la Gip Graziella Luparello, lo scorso 19 dicembre, aveva disposto nuove indagini nell’inchiesta sui possibili mandanti esterni della strage che uccise il giudice Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta.
Si deve indagare ancora sulla Pista nera
Il provvedimento impugnato riguarda il procedimento aperto a carico di ignoti sulla strage del 19 luglio 1992, nel quale la Gip aveva rigettato la richiesta di archiviazione, ordinando al pm ulteriori approfondimenti investigativi su diversi filoni, tra cui quello relativo ai possibili collegamenti esterni a Cosa Nostra. Tra i temi indicati dalla Gip anche la cosiddetta “Pista nera”, ossia l’ipotesi di un coinvolgimento di ambienti dell’eversione di destra nella strage di Capaci prima e via D’Amelio poi. Un’ipotesi che “non può essere esclusa a priori e merita ulteriori verifiche”. Una storia raccontata da La Notizia e portata in tv da Report.
Da Caltanissetta alla Commissione Antimafia
Secondo la Procura di Caltanissetta – che alla Pista nera non ha mai creduto, così come la maggioranza di centrodestra in Commissione Antimafia, presieduta dalla meloniana Chiara Colosimo – quell’ordinanza della Gip sarebbe stata “abnorme” e tale da determinare una paralisi del procedimento, in particolare per le attività d’indagine disposte su alcuni aspetti ritenuti già oggetto di altri fascicoli. Nella richiesta di archiviazione, inoltre, la stessa Pista nera veniva ritenuta già esplorata senza esiti utili ai fini investigativi.
Di diverso avviso il procuratore generale della Cassazione, che nella sua requisitoria aveva bollato il ricorso come inammissibile, ricostruendo l’intero iter del procedimento e sottolineando come la Gip abbia esercitato i propri poteri nell’ambito delle prerogative previste dal codice. Con la pronuncia della Cassazione diventa quindi definitiva la decisione del Gip di Caltanissetta: la Procura dovrà proseguire le indagini anche su questo filone.
Uno schiaffo a Commissione (e al consulente)
Un bello schiaffo, dicevamo, per Colosimo e soprattutto per il consulente della Commissione, l’ex generale dei Carabinieri Mario Mori (già condannato per spergiuro), che hanno sempre sostenuto che dietro agli attentati a Falcone e Borsellino ci fosse solo Cosa Nostra e il dossier mafia-affari, scoperto (secondo Mori) da Falcone.
Secondo i sostenitori della pista nera – dal fratello di Borsellino, Salvatore e il suo legale, l’avvocato Fabio Repici, che l’anno scorso avevano depositato documenti inediti in procura, fino a tutti i magistrati che indagarono sulle stragi (tranne quelli nisseni) – dietro l’attentato a Falcone ci sarebbe stata un’alleanza tra Cosa Nostra siciliana, servizi deviati, ambienti massonici e terroristi neofascisti.
In particolare Avanguardia Nazionale di Stefano delle Chiaie, presente a Palermo nei giorni della strage di Capaci. A corroborare l’ipotesi della Pista nera, le rivelazioni fatte ai magistrati di Trapani dal confidente e collaboratore di giustizia Alberto Lo Cicero (oggi deceduto), braccio destro del boss Mariano Tullio Troia, e noto simpatizzante dell’estrema destra, subito dopo l’uccisione di Falcone.
Lo Cicero era anche legato a Maria Romeo, sorella di Domenico, autista di Delle Chiaie. I documenti depositati da Salvatore Borsellino e dal suo legale Repici (che avevano poi portato il Gip a negare l’archiviazione) dimostrerebbero come Borsellino fosse molto interessato alle dichiarazioni fatte da Lo Cicero ai Carabinieri che svelavano il coinvolgimento degli estremisti neri nella strage. Tanto che secondo l’avvocato Repici, il giudice chiese di poter interrogare Lo Cicero, interrogatorio che però non avvenne mai, perché il magistrato fu ucciso.
M5s all’attacco di Colosimo
Quello della Cassazione “è un pronunciamento fondamentale per la ricerca della verità”, commentano i componenti M5s nella commissione Antimafia. “Su queste piste ci sono da anni elementi pesanti, riscontri molto importanti e noi dal 2023 in commissione Antimafia chiediamo di indagare in queste direzioni, abbiamo fornito tutto il materiale indispensabile da cui partire e che spiega esattamente cosa bisogna fare”, aggiungono i pentastellati, “La maggioranza si è rifiutata e in più ci ha ostacolati in tutti i modi, anche quelli che travalicano qualsiasi forma di rispetto istituzionale e personale”.
Che sottolineano anche come “da alcuni giorni è in corso una campagna politica e mediatica che mette insieme calunnie, falsità giudiziarie e manipolazioni vergognose, anche contro di noi”. E si domandano: “La gip di Caltanissetta ha rilevato che la procura ha omesso di svolgere approfondimenti importanti e ha intimato che vengano fatti. Perché il procuratore ha omesso le indagini ritenute essenziali dalla Gip e ha fatto ricorso in Cassazione accusandola di avere emesso un provvedimento abnorme, che travalicava cioè i suoi poteri? Un’accusa infondata che, se fosse stata accolta, avrebbe potuto esporre la Gip al rischio di un procedimento disciplinare”.