Palazzo Marino sfida i cittadini: “Non saremo parte civile per piazza Aspromonte”. E minaccia di portare la questione alla Consulta. Intanto spuntano presunte pressioni di Sala su Scaroni per San Siro

Palazzo Marino sfida i cittadini e cerca di neutralizzare l'azione popolare. Ma per i legali dei comitati è un nonsense giuridico

Palazzo Marino sfida i cittadini: “Non saremo parte civile per piazza Aspromonte”. E minaccia di portare la questione alla Consulta. Intanto spuntano presunte pressioni di Sala su Scaroni per San Siro

Il Comune di Milano conferma la volontà di partecipare al processo relativo all’immobile Hidden Garden di piazza Aspromonte come “parte offesa”, ma non intende aderire “all’azione popolare” avviata da un gruppo di cittadini, che si era costituito parte civile in sostituzione dell’amministrazione.

La decisione è contenuta in una delibera di Giunta votata ieri, con la quale Palazzo Marino ha ribadito la linea già fissata nel febbraio 2024, quando era stato escluso l’interesse dell’Amministrazione a costituirsi parte civile nei procedimenti penali aperti sulla vicenda. Anzi, nella scorsa udienza, prima che la giudice approvasse l’azione civile, Palazzo Marino si era detto assolutamente d’accordo con gli imputati del procedimento…

Palazzo Marino contro i cittadini

Difficile quindi ora per il Comune passare dalla parte di accusatore. Tanto difficile che non l’ha fatto. Palazzo Marino ha infatti chiarito di non riconoscersi nell’azione popolare promossa dai cittadini e, anzi, fa sapere che se il giudice dovesse consentire a quel gruppo di proseguire in sostituzione del Comune, l’Amministrazione solleverà eccezione di legittimità costituzionale.

Alla base c’è la convinzione che l’azione popolare prevista dall’articolo 9 del Testo unico degli enti locali non possa essere ammessa contro una volontà espressa dell’Ente, ma soltanto in assenza di una sua manifestazione. Il punto politico e giuridico, quindi per la giunta Sala, è che il Comune sceglie di restare dentro il processo, ma rivendicando piena autonomia di iniziativa e contestando che altri possano agire in sua vece contro una linea già formalmente decisa.

L’avvocato Dini: “Un nonsense giuridico”

“Incomprensibile”, perché “un nonsense giuridico”, il commento dell’avvocato Veronica Dini, il legale che aveva ottenuto dal giudice il riconoscimento del diritto dei cittadini a subentrare al Comune. Il nonsense che deriva da più aspetti. Il primo è che Palazzo Marino è già “parte lesa” nel procedimento e quindi non può “subentrare ai cittadini”. In secondo luogo, l’amministrazione Sala può – se lo ritiene – subentrare nella costituzione di parte civile, oppure può decidere di non farlo. Punto. Di sicuro non può bloccare la costituzione.

Infine, anche la minaccia di sollevare l’eccezione di legittimità costituzionale è alquanto singolare. Il giudice, infatti, nella scorsa udienza aveva già riconosciuto il pieno diritto ai cittadini di sostituirsi all’amministrazione, ammettendo l’azione civile prevista dall’art. 9 d.lgs. 267/2000.

Se l’avvocatura del Comune decidesse di sollevare l’eccezione costituzionale, dovrebbe chiedere al giudice di dichiarare la sua stessa decisione errata (l’ammissione dell’azione civile) e, quindi, di rimettere gli atti alla Consulta. Ma, se la giudice ha già detto che la proceduta per lei è ammissibile, perché dovrebbe ora rimangiarsi quel giudizio…?

Le pressioni di Sala su Scaroni per San Siro

Ma ieri, ci sono state novità anche sul fronte dell’inchiesta su San Siro, nella quale la procura ha contestato a nove persone, tra cui l’ex assessore all’urbanistica Giancarlo Tancredi, il dg del Comune Christian Malangone e la ex vice sindaca con la giunta Pisapia e avvocata Ada Lucia De Cesaris, i reati di rivelazione del segreto d’ufficio e turbativa d’asta.

In una informativa del nucleo di polizia Economico Finanziaria della Gdf messa recentemente agli atti è riportata una conversazione tra Alessandro Antonello, ex ceo corporate dell’Inter e Fabrizio Grena, manager di Emerald e tra i consulenti nerazzurri, nella quale si parla di pressioni del sindaco Beppe Sala sul presidente del Milan, Scaroni. “Il presidente Scaroni (…) ha ricevuto una telefonata da parte del Sindaco Sala” che “ha messo di nuovo pressione per ricevere la manifestazione di interesse” da parte delle squadre per l’acquisto di San Siro, si legge negli atti.

Le nuove chat agli atti

La conversazione è parte di un ampio scambio di chat e mail “concentrate nel periodo (…) tra la prima settimana di agosto del 2024 e gli inizi del mese di novembre del 2024, quando le squadre stavano per comunicare all’Ente” pubblico “il loro interesse all’acquisto dello Stadio (…) e dell’area circostante”, annotano gli inquirenti. In quel periodo era necessario un “allineamento su comunicazioni di Comune” di Milano di entrambe le società.

Per questo Antonello parla con Grena e riferisce di avere avuto una call con Scaroni, il quale oltre ad essersi “focalizzato sulla concessione a 99 anni di stadio e aree annesse per un affitto di 2,5 mil. annui”, avrebbe avuto una chiamata con Sala da cui avrebbe ricevuto pressioni per procedere verso l’acquisizione.