Nove giurati selezionati, nessun imputato in aula, e il proprietario della piattaforma che pubblica insulti mentre i suoi avvocati preparano gli argomenti introduttivi. Il processo Musk v. Altman è cominciato ieri a Oakland, California, esattamente come ci si aspettava: con l’aria di una rissa tra miliardari travestita da questione di principio.
Elon Musk, cofondatore di OpenAI nel 2015, ha scelto di restare fuori dall’aula durante la selezione dei giurati. Ha preferito il suo social network. “Scam Altman and Greg Stockman stole a charity. Full stop,” ha scritto lunedì mattina, mentre la giudice Yvonne Gonzalez Rogers sedeva i nove cittadini nel collegio. Oggi, martedì 28 aprile, iniziano gli argomenti introduttivi.
Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, era in aula con Greg Brockman, cofondatore e presidente. OpenAI ha risposto su X: “We can’t wait to make our case in court where both the truth and the law are on our side. This lawsuit has always been a baseless and jealous bid to derail a competitor.”
La geometria di una causa
Il processo chiede a nove persone comuni di giudicare una trasformazione societaria da 852 miliardi di dollari. OpenAI è stata fondata nel 2015 come organizzazione no-profit per sviluppare l’intelligenza artificiale “a beneficio dell’umanità.” Musk vi ha investito 38 milioni di dollari tra il 2015 e il 2017. Nel marzo 2019, tredici mesi dopo la sua uscita dal consiglio, la società ha costituito una controllata commerciale. Musk sostiene di essere stato ingannato: avrebbe finanziato un ente caritatevole, salvo vederlo trasformarsi in una macchina da profitto.
Le accuse rimaste sono due, unjust enrichment e breach of charitable trust, dopo che le ventiquattro restanti sono cadute nell’istruttoria. I danni richiesti, da devolvere al ramo no-profit, oscillano tra 134 e 150 miliardi di dollari. OpenAI replica che Musk era coinvolto nelle discussioni sulla conversione, che avesse spinto per diventare amministratore delegato, e che la causa serva a sostenere xAI, la sua impresa rivale. Il processo si svolge in due fasi: verdetto consultivo della giuria, poi la giudice deciderà sui rimedi. A ciascuna parte sono state assegnate 22 ore.
I documenti che non si dovevano trovare
Il materiale più imbarazzante proviene dall’interno di OpenAI. Tra le migliaia di pagine ottenute dai legali di Musk tramite citazione giudiziaria nel 2025 figurano i diari di Greg Brockman. Nell’autunno del 2017 annotava: “This is the only chance we have to get out from Elon. Is he the ‘glorious leader’ that I would pick?” E ancora: “Financially, what will take me to $1B? Accepting Elon’s terms nukes two things: our ability to choose… and the economics.”
La giudice Gonzalez Rogers, nella decisione del 15 gennaio 2026, ha citato quelle pagine come “ample evidence” sufficiente al rinvio a giudizio, avvertendo che la stima dei danni è “pulled out of the air”. Sono attesi Ilya Sutskever, già capo degli scienziati di OpenAI, e Satya Nadella, amministratore delegato di Microsoft, citato come convenuto.
Sam Brunson, professore di diritto no-profit alla Loyola University Chicago, ha sintetizzato per Fortune la difficoltà di Musk: chi dona a un ente caritatevole perde il controllo su quel denaro. L’unica via è dimostrare la frode nel momento della donazione. Il che è ciò che Musk ha tentato per due anni, salvo poi chiedere lui stesso di stralciare le accuse di frode prima dell’udienza.
La causa ha una dimensione performativa che nessuno nasconde. Musk vuole umiliare Altman. Altman vuole umiliare Musk. “Can’t wait to start the trial. The discovery and testimony will blow your mind,” aveva scritto Musk a gennaio. Altman a febbraio: “Really excited to get Elon under oath in a few months, Christmas in April.”
Oggi è aprile. Gli argomenti introduttivi iniziano.