Quando ieri di primo pomeriggio l’auto blu del ministro Carlo Nordio è stata avvistata a Palazzo Chigi, in molti si erano detti che il momento delle dimissioni per il Guardasigilli fosse alla fine arrivato. Perché, ok sottrarsi grazie al voto del Parlamento alla disastrosa gestione – tra una versione e l’altra – del caso Almasri; va bene perdere rovinosamente un referendum già dato per vinto. Ma vedersi recapitare dal presidente della Repubblica una lettera pubblica con cui si chiedono immediate verifiche – che si sarebbero dovute fare prima – sulla grazia concessa all’ex favorita di Silvio Berlusconi, l’igienista dentale Nicole Minetti, sembrava l’ultima stazione del lungo Calvario che ha contrassegnato il suo mandato ministeriale.
Invece no. Anche ieri l’ex pm è uscito dal colloquio con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano indenne e saldo (forse, presto sapremo quanto). Il colloquio tra i due ha fatto sapere Palazzo Chigi era fissato da tempo, per “questioni pregresse”. Ma che non si sia parlato dell’incidente con il Colle è difficile da credere.
La premier blinda il ministro
Tutti sanno che se cade Nordio, cade il Governo. E, infatti poco dopo a difendere il Guardasigilli è intervenuta la stessa Giorgia Meloni: “Escludo le dimissioni del ministro della Giustizia”, ha detto in conferenza stampa, “ho parlato con il ministro ieri al telefono quando è uscita la notizia della lettera del Quirinale. Mi fido del ministro Nordio. La competenza della grazia non è la mia. Bisogna ricostruire le cose, ho appreso della grazia a Nicole Minetti dalla stampa”, ha aggiunto.
Il vice-ministro Sisto cerca di metterci una toppa
Quindi Nordio resta. Per ora. A cercare di mettere una toppa a una situazione mai verificatasi nella storia repubblicana, è toccato al viceministro della Giustizia, Paolo Sisto, secondo il quale la procedura relativa alla grazia per Nicole Minetti “si è svolta nel pieno rispetto delle norme”.
Tanto che “non si possono formulare giudizi affrettati né ipotizzare responsabilità senza che gli accertamenti siano conclusi”, ha detto a Rainews24. Sisto ha poi assicurato che “tutte le iniziative saranno vagliate dagli organi competenti per le ulteriori indagini”, “senza giudizi di responsabilità frettolosi, va detto che solo al termine degli approfondimenti sarà possibile stabilire la esistenza, o meno, dei presupposti di legge per l’ottenimento della grazia”.
Sulle modalità delle procedure, Sisto ha ribadito che il ministero non ha poteri di indagine e che, di seguito al parere favorevole della Procura, ha formulato “un parere non vincolante, trasmesso alla presidenza della Repubblica”. Nordio “non è passacarte”, ha aggiunto, ma sulla grazia “esprime un giudizio sulla scorta degli atti della procura generale”.
Ma la procuratrice generale Nanni non ci sta a rimanere col cerino in mano
Un primo modo per riversare la responsabilità dell’accaduto lontano da Roma, direttrice Procura Generale di Milano. Che non ha alcuna intenzione di rimanere col cerino in mano. Anzi… Tanto che già ieri mattina la procuratrice generale Francesca Nanni aveva confermato di aver richiesto accertamenti “urgenti e a tutto campo” attraverso l’Interpol sul caso di Minetti.
I fatti emersi dall’Inchiesta del Fatto Quotidiano sarebbero “gravissimi”, per la magistrata, quindi sono state richieste informazioni e documenti anche dall’Uruguay su tutte le persone di cui si parla: i genitori biologici del minore, Minetti e il compagno, Giuseppe Cipriani, oltre alla documentazione del Tribunale uruguayano sulla causa per il minore. Senza escludere l’utilizzo di rogatorie.
La procura potrebbe cambiare orientamento sulla grazia
A seguito di questi accertamenti la procura generale potrebbe anche cambiare il proprio parere sulla richiesta di grazia. Non solo, qualora l’istanza di grazia presentata da Minetti si rivelasse fondata su elementi incongruenti e non veritieri, gli atti saranno trasmessi alla Procura per l’apertura di una indagine.
Tra gli accertamenti delegati all’Interpol, anche quelli che riguardano il periodo in cui Minetti avrebbe soggiornato a Ibiza.
“Abbiamo fatto ciò che ha chiesto il ministero”
Sul fatto che nella prima istruttoria non siano stati fatti controlli all’estero, Nanni e il sostituto procuratore generale Gaetano Brusa hanno voluto chiarire di aver fatto solo ciò che era stato loro richiesto di fare… “Abbiamo agito sulla base della delega del Ministero che è una delega classica, attivata in casi simili, né più né meno. Normalmente il Ministero ci dice se ritiene gli accertamenti non completi, li ha ritenuti idonei per il proprio parere e la Presidenza della Repubblica li ha ritenuti sufficienti”.
Ora, però, hanno ribadito, che “l’interesse di tutti è chiarire”. E, sempre sulle precedenti verifiche, Nanni ha aggiunto: “Magari il giornalista è stato molto bravo o qualcuno non ha detto a noi ciò che doveva dire. Potremmo alla fine anche ammettere di non essere stati perspicaci, seppure diligenti, ma prima dobbiamo fare tutte le verifiche. Voglio accertare, prima come cittadina e poi come magistrato, i fatti indicati”.
La Pg ha infine precisato (sibillina) che quella di Minetti è “una grazia condizionata alla non commissione nei successivi 5 anni di ulteriori reati”. Una frase che va ricollegata a quando scritto dal Fatto circa le “notti di sesso a pagamento” che si sarebbero consumate nella casa sud-americana Cipriani-Minetti. Anche alla presenza del milionario pedofilo Jeffrey Epstein. Serate nelle quali Minetti, sempre per il Fatto, gestiva le ragazze. Esattamente come faceva alle “cene eleganti” di Berlusconi…
Infine, circa le tempistiche la Pg ha chiarito che “mano a mano che arriveranno gli esiti degli accertamenti della nostra delega a 360 gradi, quando riterremo di aver soddisfatto le richieste istruttorie del Quirinale, manderemo il nostro parere al Ministero su quei fatti indicati gravissimi”.
“Mai visitato quel bambino”
Intanto ieri un primo riscontro – pesante – è arrivato: il professor Luca Denaro, direttore dell’Uoc Neurochirurgia Pediatrica e Funzionale dell’Azienda Ospedale Università Padova, ha ribadito “di non aver mai avuto contatti con la signora Minetti” e ha confermato “di non aver mai avuto in cura il bambino”. Il nome del professor Denaro figura nella ricostruzione giornalistica circa il percorso che ha portato alla concessione della grazia.
La difesa di Minetti: negare su tutta la linea
Lei, Minetti, anche ieri si è difesa, parlando di “ricostruzioni false, gravemente lesive della mia reputazione, accompagnate dalla divulgazione di informazioni riguardanti un minore che, per legge, non avrebbero mai dovuto essere rese pubbliche, in palese violazione dei principi posti a tutela dei minori”. “Smentisco categoricamente di aver mai intrapreso contenziosi con i genitori biologici di mio figlio, che non ho mai conosciuto”, ha aggiunto l’ex favorita di Silvio, “e l’intero percorso adottivo si è svolto nel pieno rispetto della legge”.
Minetti ha poi precisato “di non essere mai stata indagata né di aver mai ricevuto comunicazioni di indagini a mio carico, né in Uruguay né in Spagna” e ha concluso sottolineando come “di fronte a una grave patologia che ha colpito mio figlio, io e la mia famiglia ci siamo rivolti a strutture sanitarie di eccellenza, al fine di garantire le migliori cure possibili. In tale contesto – ha spiegato – è stata individuata una struttura altamente specializzata a Boston, dove mio figlio è stato sottoposto a un intervento chirurgico molto delicato e complesso”.
Le opposizioni vogliono le dimissioni del Guardasigilli
Intanto le opposizioni attaccano e chiedono le dimissioni del Guardasigilli. “Nordio si dimetta subito, ha messo in imbarazzo il Quirinale. Non può più restare al suo posto in quanto non ha più né la credibilità né dignità istituzionale”, tuona l’Avs, Angelo Bonelli.
“A questo punto il ministro Nordio deve fare una sola cosa: dia spiegazioni chiare sull’istruttoria del suo ministero sulla grazia a Minetti, senza cercare nuovi capri espiatori e poi tolga il disturbo, prima di fare altri danni”, si legge nella nota dei rappresentanti 5S nelle commissioni Giustizia di Camera e Senato. Inoltre l’opposizione ha chiesto anche che Nordio riferisca al più presto in Senato sul caso.