La grazia alla Minetti è indecente. Ma dov’era Mattarella? Sapevo anch’io chi è Minetti e lui no?
Elvira Salini
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Gentile lettrice, in effetti dispiace dover rilevare atti non condivisibili da parte del Capo dello Stato, che è il massimo istituto di garanzia. Non a caso la Costituzione lo vuole Presidente del Csm, per ribadire il suo ruolo apicale nel potere giudiziario che a sua volta è il contrappeso costituzionale contro eventuali “esondazioni” dell’esecutivo. La grazia presidenziale non è solo burocrazia, moduli da riempire, scartoffie da timbrare. La realtà intuibile è che tali atti vengano preventivamente discussi vis-à-vis tra il ministro di Grazia e Giustizia e lo stesso Presidente o quanto meno il suo staff giuridico-diplomatico, specialmente se hanno come oggetto personaggi ben noti all’opinione pubblica e quindi altamente “sensibili” per le reazioni che la grazia o non-grazia potrebbe determinare. Pertanto è arduo pensare che il Quirinale sia un’ingenua mammoletta (non sapevo, m’hanno detto cose “suppostamente” non vere, non ho strumenti per indagare, non mi compete, ecc.) e che sia stato banalmente ingannato. Se così fosse, la cosa sarebbe ancora più grave di quel che è. Ma Mattarella non è nato ieri, tutt’altro. Se aveva un minimo dubbio, poteva rifiutare la grazia o chiedere un supplemento di indagini. Perché non lo ha fatto prima di firmare? Francamente non è plausibile che il Capo dello Stato “non abbia gli strumenti” per informarsi. Ora il Quirinale verifichi e, se c’è vizio di legittimità (presupposti errati o falsi), trovi il modo di revocare questa grazia che è una disgrazia.
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