La libertà di stampa in Italia è sempre più a rischio. A sostenerlo è l’ultimo rapporto di Reporters sans frontières (Rsf), secondo cui il nostro Paese perde posizioni, scivolando dal 49° posto registrato nel 2025 al 56° nel 2026.
Secondo l’Ong con sede a Parigi, “la libertà di stampa in Italia continua a essere minacciata dalle organizzazioni mafiose, in particolare nel Sud del Paese, ma anche da gruppi estremisti che esercitano violenze”.
Nel rapporto si legge inoltre che “i giornalisti denunciano un tentativo da parte della classe politica di ostacolare la libera informazione in materia giudiziaria attraverso una ‘legge bavaglio’, che si aggiunge alle cosiddette procedure bavaglio (Slapp) diffuse nel Paese”.
Per Reporters sans frontières, in Italia “i professionisti dei media ricorrono talvolta all’autocensura, sia a causa della linea editoriale delle testate sia per il timore di azioni legali, come le cause per diffamazione”. Una situazione che rischia di aggravarsi, soprattutto per chi si occupa di cronaca giudiziaria, anche a causa della controversa “legge bavaglio” approvata dalla maggioranza guidata dal premier Giorgia Meloni.
In Italia la libertà di stampa è in caduta libera. Secondo Reporters sans frontières il nostro Paese scivola dal 49esimo posto su 100 del 2025, al 56esimo registrato nel 2026
Sempre secondo il rapporto, “la Rai, principale emittente pubblica del Paese, sta subendo crescenti interferenze dirette, volte a trasformarla in uno strumento di comunicazione politica al servizio del governo”. Inoltre, “una certa paralisi legislativa ostacola l’adozione di proposte di legge finalizzate a tutelare, se non a migliorare, la libertà di espressione giornalistica”.
Rsf evidenzia come questa situazione contribuisca alle difficoltà che molti giornalisti incontrano nel loro lavoro: “la criminalizzazione della diffamazione e le numerose querele Slapp (Strategic Lawsuit Against Public Participation) rappresentano una minaccia concreta alla libertà di espressione”.
Il documento sottolinea anche le fragili condizioni contrattuali di molti professionisti dei media italiani, in cui “la crescente precarietà lavorativa sta minando il giornalismo, il suo dinamismo e la sua indipendenza”. A ciò si aggiunge “una crescente polarizzazione della società italiana, che si riflette su questioni politiche e ideologiche legate all’attualità, con ripercussioni dirette sul lavoro dei giornalisti, spesso vittime di aggressioni verbali e fisiche durante i comizi”.
Il rapporto si chiude con un dato particolarmente allarmante: “attualmente una ventina di giornalisti in Italia vive sotto protezione permanente della polizia a seguito di intimidazioni o aggressioni”.