Se la guerra contro l’Iran, che Donald Trump afferma di aver vinto, doveva servire a mettere fuori gioco le capacità di sviluppo nucleare di Teheran, il rischio di un flop è concreto. A lasciarlo intendere è un rapporto dell’intelligence statunitense, secondo cui il conflitto non avrebbe modificato i tempi necessari al regime degli ayatollah per costruire un’arma nucleare.
Un documento che smonta, letteralmente punto per punto, la narrazione di Trump e di Benjamin Netanyahu, i quali hanno più volte sostenuto che, grazie ai raid, le strutture di ricerca sarebbero state distrutte, aumentando sensibilmente, a loro dire, i tempi necessari per produrre una bomba.
A riportare la notizia è Reuters, che ha raccolto le testimonianze di tre fonti statunitensi a conoscenza del dossier. Stando al loro racconto, gli attacchi degli Stati Uniti, che hanno colpito soprattutto basi militari e lanciatori di missili, e quelli di Israele, diretti contro infrastrutture nucleari rilevanti, non avrebbero ottenuto i risultati sperati.
L’intelligence degli Stati Uniti boccia la guerra di Trump e Netanyahu contro l’Iran: “I raid non hanno modificato la capacità nucleare dell’Iran”
Al momento appare chiaro soltanto che i raid hanno distrutto o gravemente danneggiato tre impianti di arricchimento considerati operativi, tra cui il grande sito di Isfahan. Tuttavia, altri impianti risulterebbero ancora attivi.
Ancora più preoccupante è un altro elemento: come confermato dall’agenzia nucleare delle Nazioni Unite, non è chiaro che fine abbiano fatto circa 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60 per cento. Se ulteriormente portato al 90 per cento, questo materiale potrebbe consentire la costruzione di armi atomiche.
Secondo quanto dichiarato in più occasioni, l’agenzia ritiene che circa la metà di questo materiale fosse conservata in un complesso di tunnel sotterranei presso il Centro di ricerca nucleare di Isfahan. Tuttavia, dopo la sospensione delle ispezioni, non è stato possibile verificarlo. La restante parte, invece, potrebbe essere stata trasferita e messa in sicurezza in altre strutture dell’Iran.