“La Chiesa si occupa della pace”, dal Papa una lezione di stile a Trump. E intanto Iran e Usa discutono su un possibile accordo per mettere fine al conflitto

Il Papa risponde alle accuse di Trump e nel frattempo Iran e Usa discutono su un possibile accordo per mettere fine al conflitto

“La Chiesa si occupa della pace”, dal Papa una lezione di stile a Trump. E intanto Iran e Usa discutono su un possibile accordo per mettere fine al conflitto

Prima l’annuncio a sorpresa di Donald Trump, che ha sospeso l’operazione Project Freedom, volta ad agevolare il transito delle navi nello Stretto di Hormuz, poi le indiscrezioni di stampa su un possibile accordo che metterebbe fine alle ostilità tra Usa e Iran. Insomma, in modo del tutto inatteso, in Medio Oriente sono ore di attesa e di speranza. Una giornata iniziata con il tycoon che, su Truth, ha scompigliato le carte affermando che “su richiesta del Pakistan e di altri Paesi, abbiamo concordato con l’Iran che l’operazione Project Freedom verrà sospesa per un breve periodo di tempo, per vedere se un accordo potrà essere finalizzato”. Una decisione che, secondo lui, trova fondamento nel “fatto che sono stati compiuti grandi progressi verso un accordo completo e definitivo”.

A rivelare cosa starebbe realmente accadendo dietro le quinte è Axios, che riporta le dichiarazioni di due funzionari statunitensi e di altrettanti mediatori arabi, secondo cui la Casa Bianca “ritiene di essere vicina a un accordo con l’Iran su un memorandum d’intesa di una sola pagina per porre fine alla guerra e stabilire un quadro di riferimento per negoziati più dettagliati sul nucleare”, da tenere in un secondo momento. Che qualcosa si stia muovendo, anche se ciò non significa automaticamente che si raggiungerà un’intesa, lo conferma il regime di Mojtaba Khamenei, che ha dichiarato di aver ricevuto il documento, assicurando che è in fase di valutazione.

Usa e Iran discutono un memorandum di pace

Stando a quanto riporta il portale americano, il memorandum si compone di 14 punti e prevederebbe la dichiarazione di una tregua di 30 giorni, durante i quali si svolgerebbero i negoziati, probabilmente a Islamabad, in Pakistan, per porre davvero fine alla guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz, tuttora bloccato dal contrapposto stallo tra Iran e Stati Uniti. Tra le disposizioni principali riportate da Axios, emerge che l’Iran si impegnerebbe a una moratoria di 12, o al massimo 15 anni, sull’arricchimento dell’uranio.

Inoltre, prevederebbe la rinuncia esplicita allo sviluppo di armamenti atomici da parte di Teheran e l’accettazione di un regime di ispezioni sul nucleare, sia programmate sia a sorpresa, da parte degli ispettori delle Nazioni Unite. Ma non è tutto. Per quanto riguarda l’uranio arricchito, attualmente sepolto sotto le macerie, l’Iran si impegnerebbe a recuperarlo e trasferirlo fuori dal Paese, probabilmente inviandolo proprio negli Stati Uniti. Dal canto loro, gli Stati Uniti si impegnerebbero a rimuovere gradualmente le sanzioni e a sbloccare diversi miliardi di dollari di fondi iraniani congelati nel mondo. Insomma, una soluzione di compromesso che potrebbe finire per accontentare sia Washington sia Teheran.

“La Chiesa si occupa della pace”, dal Papa una lezione di stile a Trump

In attesa di capire come evolveranno le cose, continuano a tenere banco le accuse di Donald Trump a Papa Leone XIV. Dopo che il tycoon ha sostenuto che il Pontefice sarebbe favorevole a un Iran dotato di armi nucleari, il Santo Padre ha risposto per le rime. Durante l’udienza generale in Piazza San Pietro, davanti a migliaia di fedeli, Prevost ha spiegato che “la missione della Chiesa è predicare il Vangelo, predicare la pace. Se qualcuno vuole criticarmi per annunciare il Vangelo, lo faccia con la verità”. Subito dopo ha ulteriormente puntualizzato che “la Chiesa da anni si esprime contro tutte le armi nucleari”, smontando di fatto l’intera narrazione di Trump, e aggiungendo che “su questa questione non c’è alcun dubbio. Spero semplicemente di essere ascoltato per il valore della parola di Dio”.

Del resto, lanciando un nuovo invito a cercare soluzioni alternative alle armi, ha dichiarato che la Chiesa è “custode di una speranza che illumina il cammino”, ma anche “investita della missione di pronunciare parole chiare per rifiutare tutto ciò che mortifica la vita e ne impedisce lo sviluppo, e di prendere posizione a favore dei poveri, degli sfruttati, delle vittime della violenza e della guerra e di tutti coloro che soffrono, nel corpo e nello spirito”.