Alla vigilia dello sbarco di Marco Rubio a Roma, che passerà prima dal Vaticano e, dopo aver incontrato Antonio Tajani e Guido Crosetto, venerdì mattina vedrà Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, la premier ha riunito i leader di maggioranza: i suoi due vice, Tajani e Matteo Salvini, e il capo politico di Noi Moderati, Maurizio Lupi. Stando alle veline di maggioranza, il faccia a faccia sarebbe servito anche a fare il punto sulla legge elettorale: proseguire il dialogo con le opposizioni, ma andare avanti spediti. Il piatto forte, però, era un altro: la postura da tenere nei confronti di Rubio e dell’amministrazione Trump.
Giorgia scaricata da Donald, adesso spera in Rubio per ricucire
Ai piani alti del governo l’incontro viene presentato come una visita di cortesia. L’approccio italiano si annuncia all’insegna dell’equilibrio e della diplomazia. Come al solito. Tre settimane fa Meloni definì “inaccettabili” gli attacchi di Donald Trump a Leone e difficilmente potrebbe dire qualcosa di diverso dopo gli ultimi affondi del presidente americano. Non può fare altrimenti, pena la rivolta dell’opinione pubblica. Eppure, di fronte all’ennesimo attacco al Pontefice, non ha commentato apertamente.
A difendere il Papa Tajani e Salvini
È stato Tajani, pur senza nominare Trump, a condannare “attacchi né condivisibili né utili alla causa della pace” e a ribadire il sostegno del governo “ad ogni azione e parola” di Leone. “Il Papa non si discute, si ascolta”, ha sottolineato Salvini. Meloni, ragionano in ambienti dell’esecutivo, potrebbe dunque mantenere con Rubio una posizione equilibrata: finto fastidio per le uscite trumpiane, ma conferma sostanziale della fedeltà agli Stati Uniti. Con Tajani, Salvini e Lupi, la presidente del Consiglio ha analizzato anche l’evoluzione della crisi internazionale, con i nuovi attacchi dell’Iran agli Emirati – “ingiustificabili, cessino subito” – e le tensioni nello Stretto di Hormuz.
Su Hormuz lavorare con l’Europa ma nel dialogo con gli Usa
Durante la riunione è stata ribadita la volontà di continuare a lavorare con l’Europa, ma nel dialogo con gli Usa, per favorire una soluzione diplomatica. Si valuta anche la disponibilità a un’eventuale missione internazionale per lo sminamento delle acque dello Stretto, ma viene precisato che non sarebbe una missione di guerra. E, a proposito di missione, quella di Rubio appare sempre più delicata. Fervente cattolico, il segretario di Stato ha visto il Papa nel 2025, partecipando alla sua cerimonia di insediamento insieme al vicepresidente JD Vance. Questa volta arriva in Vaticano da solo, segnalando, secondo gli osservatori, la sua ascesa nell’amministrazione e tra i repubblicani, che lo vedono sempre più come un’alternativa per il 2028.
Washington vuole garanzie sui dossier aperti
Il Dipartimento di Stato Usa specifica che “gli incontri con le controparti italiane saranno focalizzati su interessi condivisi di sicurezza e sull’allineamento strategico”, con l’obiettivo di “far progredire le relazioni”. Tradotto: Washington vuole garanzie sui dossier aperti. Crosetto, nelle ultime ore, ha visto l’ambasciatore Usa in Italia, Tilman J. Fertitta, e il sottosegretario generale Onu per le operazioni di pace, Jean-Pierre Lacroix, al quale ha sottolineato la necessità di valutare un’estensione della missione Unifil in Libano, “prevedendone il rafforzamento anche attraverso regole di ingaggio adeguate al mutato contesto operativo”.
È uno dei temi del complesso dossier geopolitico tra Roma e Washington. Il dossier comprende anche la strategia per Hormuz, che per ora vede l’Italia al fianco dei partner europei e della coalizione dei Volenterosi per un intervento solo quando il conflitto si fermerà. Non meno importanti sono gli impegni Nato, legati alle spese militari che per Meloni sono “una priorità assoluta”, ma “non nell’attuale contesto”.
Lo sprint sul nucleare
Ora preoccupano soprattutto i costi e l’approvvigionamento di gas e petrolio. Altro tema del vertice è la richiesta di una deroga al Patto di stabilità Ue per le spese per l’energia, su cui Bruxelles ha finora risposto picche. Nel confronto di maggioranza, spiegano le stesse fonti, è emersa anche la necessità per l’Italia di ridurre la dipendenza da fonti esterne, accelerando il percorso verso il nucleare.