“Smentisco categoricamente sia i rischi sull’occupazione, sia la falsa narrazione secondo cui il piano (di vendita di 15 sedi Rai, ndr) servirebbe a pagare gli stipendi. Questa governance ha chiuso gli ultimi tre bilanci in equilibrio e l’azienda è sana e in ottima salute”. Così ieri, il Direttore generale (ed ex Ad) della Rai, Roberto Sergio, ha negato in un’intervista a Rtv San Marino le voci secondo le quali Viale Mazzini sarebbe costretta a cedere le sue sedi di prestigio sparse per l’Italia per ristrettezze economiche.
Ma allora perché venderle? Per Sergio il piano immobiliare “non nasce per ripianare debiti”, ma “per costruire la Rai del futuro. L’obiettivo è accompagnare definitivamente la trasformazione della Rai in una moderna Digital Media Company”, ha spiegato. La stessa tesi (anzi proprio le stesse frasi, parola per parola) sostenuta dall’attuale Ad, Giampaolo Rossi, in Commissione di vigilanza, che allora aveva motivato la cessione anche con le spese di manutenzione insostenibili.
I gioielli di famiglia messi in vendita da TeleMeloni
Così nella lista delle perle in vendita – “15 asset localizzati nelle principali città italiane, per circa 151.500 mq di superficie lorda complessiva”, recita la brochure dell’Advisor Kpmg – erano finiti tra gli altri: il Teatro delle Vittorie di Roma (per il quale lo showman Fiorello si è molto speso nel tentativo di salvarlo dalla cessione), la sede di Corso Sempione 27 a Milano, la sede di via Bernabei a Firenze, ma, soprattutto, Palazzo Labia a Venezia.
All’asta gli affreschi del Tiepolo della sede Rai
Un gioiello, quest’ultimo, che nessuno prima d’ora avrebbe mai pensato di cedere. Basta leggere la descrizione dei venditori delegati dalla Rai: “edificio storico in stile barocco-veneziano”, che ospita “uno dei più significativi cicli pittorici del Settecento veneziano, tra cui gli affreschi di Giambattista Tiepolo nel Salone delle Feste”, “per unicità storico-artistica, posizione sul Canal Grande e caratteristiche tipologiche, Palazzo Labia rappresenta un asset di riferimento nel panorama immobiliare veneziano e italiano, con interessanti potenzialità di valorizzazione con destinazione uffici di rappresentanza, ricettiva, residenziale di pregio”.
Domanda: a quanto può essere venduto un palazzo sul Canal Grande che ospita un ciclo unico di affreschi del Tiepolo? Le 40 pagine della brochure di TeleMeloni non lo dicono. E non l’ha detto neanche il Dg Sergio nella sua intervista.
Il (pessimo) affare della sede di Corso Sempione
Sergio ha però sostenuto che “la valorizzazione di una parte limitata e non strategica del patrimonio immobiliare consentirà di modernizzare l’intero sistema infrastrutturale e produttivo”. E come esempio, il Dg ha voluto parlare della sede di Milano.
“Lì nascerà un polo produttivo tra i più avanzati in Europa”, ha spiegato, “superando l’attuale frammentazione delle sedi e rafforzando ulteriormente la capacità produttiva e editoriale”. Ciò che però Sergio non ha detto è che a Milano la Rai venderà (non si sa ancora a chi, né a quanto) lo storico palazzo di Giò Ponti, poi lo prenderà in affitto dal compratore, in attesa che sia pronto il nuovo polo produttivo al Portello nel 2032.
Quindi, una volta operativo il nuovo centro di Gattamelata, la Rai vi si trasferirà, iniziando a pagare l’affitto a Fondazione Fiera: il contratto di locazione di 27 anni prevede un canone di 5,9 milioni l’anno, tanto che Viale Mazzini ha già messo a budget oltre 159 milioni per gli affitti a partire dal 2032. In pratica TeleMeloni vende, per poi utilizzare il ricavato per gli affitti.
Tutti d’accordo con l’Ad Rossi, ma intanto la maggioranza si spacca in Vigilanza
Tuttavia, ha assicurato Sergio “la posizione espressa dall’ad Rossi è condivisa dall’intero management” e ha inviato a fermare le polemiche di sindacati, lavoratori e personaggi dello spettacolo, “perché le polemiche rischiano di incidere negativamente”. Circa i tempi ha poi aggiunto che il processo di vendita si dovrebbe chiudere entro l’anno prossimo.
Infine ha parlato del caso Teatro delle Vittorie, ribadendo l’ineluttabilità della vendita. Perché “è importante distinguere il valore simbolico da quello fisico. La storia della Rai non è legata esclusivamente ai luoghi”, ha detto con enfasi, “ma soprattutto alla capacità di raccontare, produrre e custodire contenuti che fanno parte della memoria collettiva del Paese”.
Ma proprio mentre pronunciava queste parole, in Commissione di Vigilanza Rai, la maggioranza si spaccava sulla calendarizzazione della mozione del Pd per scongiurare proprio la vendita del Teatro delle Vittorie, con Forza Italia che ha votato con le opposizioni.