Se sulla riforma della Rai, la prossima settimana, non dovesse arrivare il parere del ministero dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ancora mancante, le opposizioni hanno chiesto che il ministro riferisca in Commissione. A dirlo ieri il senatore Pd, Daniele Manca.
Una presa di posizione arrivata dopo la dura lettera che le opposizioni avevano inviato nella mattinata di ieri ai presidenti delle commissioni Bilancio e Ambiente del Senato, per denunciare il blocco della riforma che si protrae da mesi. Tanto che le opposizioni hanno notificato ai presidenti Nicola Calandrini e Claudio Fazzone la volontà di bloccare la commissione Bilancio, qualora la riforma rimanesse impantanata.
Se la riforma non va avanti, “blocchiamo la Commissione Bilancio”
“Il 17 settembre 2025 il comitato ristretto della commissione Ambiente e Lavori pubblici ha adottato un nuovo testo, dopo di che non è accaduto più nulla”, denunciano le minoranze in una nota comune, ricordando che il nuovo testo del comitato ristretto “risulta tuttora fermo in attesa del parere della commissione Bilancio, che nonostante i ripetuti solleciti, non è stato ancora espresso”. In assenza di risposte positive – si legge nella nota – le opposizioni “non garantiranno più un ordinato svolgimento dei lavori della commissione Bilancio“.
Nella lettera ricostruiscono le opposizioni: “Facciamo seguito alla lettera già trasmessa l’11 febbraio 2026 dai capigruppo di opposizione in commissione con la quale si sollecitava un intervento per garantire l’esame dei disegni di legge 162 e abbinati di riforma della Rai” e ricordano lo stallo del nuovo testo del Comitato ristretto che è in attesa del parere della commissione Bilancio.
“Riforma Rai ferma dal 17 settembre”
Quindi proseguono: “Tale situazione ha determinato il blocco dell’iter del provvedimento presso la commissione di merito impedendo: la conclusione dell’esame del nuovo testo; la votazione dei 37 emendamenti presentati; il rispetto della programmazione dei lavori già condivisa. Si tratta di una condizione che non appare più riconducibile a ordinarie esigenze istruttorie e che incide direttamente sulla possibilità per la commissione di esercitare pienamente le proprie prerogative”.