Un taglio da 927 euro l’anno, che possono arrivare fino a 6.100 euro persi nei casi più penalizzanti. Con il rischio di dover lavorare per 49 anni per evitare il taglio. La denuncia arriva dall’osservatorio previdenza della Cgil, che ha analizzato l’impatto della Manovra 2024 che ha modificato la determinazione della quota retributiva delle pensioni per i dipendenti pubblici iscritti a quattro differenti casse di presidenza (Cpdel, Cps, Cpi e Cpug). Si va dai sanitari agli insegnanti di asilo, dagli enti locali agli ufficiali giudiziari.
La revisione riguarda una retribuzione annua di 30mila euro e il taglio è più basso per chi ha iniziato la contribuzione dal 1983 e più alta per chi ha iniziato nel 1994. Era stata la relazione tecnica della Legge di Bilancio a stimare una platea di 700mila dipendenti pubblici interessati, con un impatto maggiore nelle carriere miste, quelle con contributi maturati sia nel sistema retributivo che contributivo. Il taglio complessivo è stimato in 32,9 miliardi al 2043. E il numero di pensioni interessate è destinato a crescere, passando dai 31.500 trattamenti del 2024 agli oltre 732mila del 2043.
Considerando questa riduzione, nell’arco dell’attesa media di vita pensionistica, la perdita stimata in totale varia dai 17.613 agli oltre 117mila euro. Se poi consideriamo retribuzioni pari a 50mila euro, il taglio annuo va da 1.545 a circa 10mila euro. Così la perdita complessiva, durante tutta la pensione, è tra i 29mila e i 196mila euro. E le cifre continuano a salire in caso di retribuzioni annuali più alte, con tagli complessivi massimi oltre i 273mila euro per chi percepisce 70mila euro annui.
Pensioni, oltre al danno la beffa: la scelta è tra tagli e lavoro per 49 anni
E oltre al danno c’è anche la beffa, perché per gli iscritti di queste quattro casse di previdenza la finestra di accesso alla pensione anticipata passerà dai precedenti tre mesi ai nove mesi previsti nel 2028. In più, l’ultima Manovra prevede un totale di tre mesi di lavoro in più per lasciare il lavoro. La conclusione della Cgil è che il combinato disposto di queste misure porterà i giovani entrati nel mondo del lavoro tra i 19 e i 21 anni a dover lavorare 48 anni, se non addirittura 49 in casi estremi, per poter andare in pensione evitando i tagli.
I dati presentati dalla Fp Cgil mostrano, secondo il deputato del Pd, Arturo Scotto, il “fallimento del governo” in tema di pensioni: “Avevano promesso di abolire la Legge Fornero e i calcoli dello studio del sindacato ci parlano di un furto di futuro, fino ad arrivare alla clamorosa soglia di 49 anni e 2 mesi per andare in pensione nei prossimi anni in alcuni settori”. Con la destra al governo, conclude Scotto, “si andrà in pensione più tardi e con meno rendimenti contributivi”.