Putin apre alla pace in Ucraina e propone Schröder come mediatore. L’Ue non si fida e vara nuove sanzioni contro il Cremlino

Putin apre alla pace in Ucraina e propone Schröder come mediatore. L’Ue non si fida e vara nuove sanzioni contro il Cremlino

Putin apre alla pace in Ucraina e propone Schröder come mediatore. L’Ue non si fida e vara nuove sanzioni contro il Cremlino

Dopo cinque anni di guerra in Ucraina e davanti al totale stallo sul fronte, sembrano riaccendersi le speranze di un possibile accordo di pace. Nell’Unione europea, infatti, inizia a farsi strada l’ipotesi di riallacciare i rapporti diplomatici con la Russia, qualcosa che fino a pochi giorni fa sarebbe stata considerata una vera eresia politica, nella speranza di arrivare a un’intesa capace di mettere fine a un conflitto devastante.

A lanciare per primo questa apertura è stato il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, che ha dichiarato: “Il nostro primo obiettivo, fin dal primo giorno, è una pace giusta e duratura per l’Ucraina. Per questo abbiamo sostenuto Kiev, introdotto sanzioni e, al momento giusto, parleremo con Mosca, se necessario”. Una dichiarazione inattesa, immediatamente raccolta dal presidente russo Vladimir Putin che, quasi come in una partita a scacchi, ha replicato sostenendo che “la Russia non ha mai rifiutato di tenere negoziati con l’Ue” e aggiungendo: “Come candidato al ruolo di negoziatore preferirei l’ex cancelliere tedesco Schröder. Altrimenti, scelgano loro un leader di cui si fidano”.

Parole che sollevano dubbi sulla reale apertura del Cremlino verso un processo di pace. Mosca, infatti, ha sempre respinto l’ipotesi di includere ai tavoli negoziali, oltre alle delegazioni russa, ucraina e statunitense, anche rappresentanti ufficiali dell’Unione europea. A rafforzare lo scetticismo è soprattutto il nome proposto da Putin: l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, figura considerata troppo vicina a Mosca per poter essere percepita come imparziale. Schröder, infatti, è stato scelto in passato come capo del consorzio Nord Stream per conto di Gazprom e non ha mai condannato apertamente l’invasione russa dell’Ucraina.

Putin apre alla pace in Ucraina e propone Schröder come mediatore per conto dell’Europa

Proprio da Berlino, per bocca del ministro di Stato tedesco per l’Europa, Gunther Krichbaum, è arrivato l’altolà alla candidatura di Schröder. “Come sapete, un mediatore deve essere accettato da entrambe le parti. E questo requisito, in questo caso, sembra mancare. L’ex cancelliere Schröder non ha certo fatto molto, in passato, per presentarsi come un mediatore neutrale, un intermediario imparziale. È stato, e si è lasciato influenzare molto, dal signor Putin”, ha dichiarato. Scetticismo condiviso anche da Kiev e Bruxelles.

A chiudere definitivamente la porta all’ipotesi Schröder è stata l’Alta rappresentante dell’Ue Kaja Kallas: “Se diamo alla Russia il diritto di nominare il negoziatore al posto nostro, non sarebbe una scelta saggia”. “Schröder, visti i suoi trascorsi e i suoi legami con il Cremlino, siederebbe da entrambe le parti del tavolo”, ha aggiunto. Insomma, i dubbi sulla reale volontà di trattare restano numerosi. Tuttavia, ciò che emerge con sempre maggiore evidenza è che, sottotraccia, nell’Unione europea si sta iniziando a discutere concretamente di possibili negoziati e perfino di eventuali mediatori. Tra i nomi considerati più autorevoli c’è anche quello del presidente finlandese Alexander Stubb che, in un’intervista al Corriere della Sera, ha dichiarato apertamente: “È tempo di iniziare a parlare con la Russia. Quando questo avverrà, però, non lo so”.

L’Ue non si fida e vara nuove sanzioni contro il Cremlino

Nell’attesa, e nella speranza, che la diplomazia torni protagonista, l’Unione europea continua comunque a mantenere alta la pressione su Mosca. Il Consiglio Ue ha infatti adottato nuove sanzioni nei confronti di 16 individui e sette entità ritenuti responsabili di azioni che “minacciano l’integrità e l’indipendenza dell’Ucraina”, con particolare riferimento alla deportazione illegale sistematica, al trasferimento forzato, all’indottrinamento e all’educazione militarizzata di minori ucraini, oltre che alla loro adozione illegale e al trasferimento in Russia e nei territori temporaneamente occupati.

Misure che, tuttavia, rischiano di complicare ulteriormente il clima diplomatico proprio nel momento in cui iniziano ad affacciarsi le prime ipotesi di negoziato.