L'Editoriale

L’armata brancaleone europea

Lungi dall'aumenteare la prontezza difensiva Ue, il Piano di riarmo di Ursula Bomb der Leyen rischia di rivelarsi un gigantesco spreco

L’armata brancaleone europea

Come se non bastasse il Pfizer Gate, ora c’è il Piano di riarmo vergato da Ursula Bomb der Leyen a ricordare a tutti che la trasparenza non abita in Europa. Secondo quanto raccontato da Politico.eu, “la maggior parte delle capitali dell’Ue ignora le pressioni di Bruxelles per coordinare gli acquisti di armi”.

Come spiega l’articolo a firma Jacopo Barigazzi, “meno della metà dei paesi membri si preoccupa persino di comunicare gli acquisti effettuati congiuntamente, vanificando così uno degli sforzi principali volti a far sì che l’Europa spenda in modo più intelligente per la difesa”. Solo 12 dei 27 Stati membri avrebbero fornito i dati richiesti, come ammesso dal Commissario alla Difesa Andrius Kubilius in una risposta ad un’interrogazione parlamentare. Ostacolando di fatto ogni controllo sulla strategia industriale europea, approvata in pompa magna due anni fa con l’obiettivo di rafforzare la prontezza operativa in materia di difesa entro il 2035. Ma finora, l’unica disciplina nella quale gli Stati membri si sono dimostrati pronti è farsi ciascuno gli affari propri.

Se il mega-piano di riarmo da 800 miliardi di euro doveva essere l’embrione di quel futuro progetto di difesa comune Ue, il buongiorno che si intravede dal mattino non promette del resto niente di buono. La pioggia di denaro prelevata dalle tasche dei contribuenti Ue rischia di rivelarsi un gigantesco spreco che, lungi dall’aumenterà l’efficienza militare dell’armata brancaleone europea, di sicuro alleggerirà i bilanci alle voci Welfare, Sanità e Servizi. Il danno oltre alla beffa.