Una maggioranza litigiosa, impegnata a spartirsi le deleghe ministeriali e il potere che da esse promana, mentre nelle carceri italiane è il caos, per la rivoluzione organizzativa calata dall’alto del ministero della Giustizia di Carlo Nordio, già bocciata da magistrati, avvocati, dirigenti delle carceri e da tutti i garanti dei detenuti.
È l’impietosa fotografia di quanto sta accadendo in questi giorni al Ministero della Giustizia, dove i due sottosegretari di Nordio, Andrea Ostellari (Lega) e il neo-arrivato Alberto Balboni (FdI), si stanno contendendo le deleghe del dimissionato Andrea Delmastro. In particolare, a scatenare gli appetiti sono le attribuzioni inerenti al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) e alla Polizia penitenziaria, circa 40mila agenti, che come aveva chiarissimo Delmastro, rappresentano un bacino di voti succulento.
Lo scontro all’ultimo sangue Lega-FdI per le deleghe di Delmastro
Ecco quindi le frizioni tra Ostellari e Balboni. In sintesi, dopo l’addio di Delmastro, le sue deleghe erano state date “temporaneamente” a Ostellari (uno dei pochi a non essere finito nei guai al ministero di Nordio). Con la nomina ad aprile di Baldoni (compagno di partito di Delmastro), tutti si aspettavano che quelle famose deleghe sarebbero tornate sotto il controllo del partito di Meloni. Invece Ostellari a restituirle non ci pensa neanche lontanamente.
Da qui lo scontro Carroccio-Fdi che da tre settimane rappresenta l’ennesima ferita aperta in via Arenula. Oggi Nordio dovrebbe dirimere la questione una volta per tutte, probabilmente spacchettando le deleghe e distribuendole tra i due litiganti in modo “salomonico”.
Intanto il Garante dei detenuti lancia l’allarme: “Riforma incostituzionale”
E, mentre i vertici del ministero litigano e pensano a propri tornaconto, chi si occupa (realmente) di carceri e condizioni dei detenuti, lancia l’allarme. Come il portavoce della Conferenza nazionale dei garanti territoriali delle persone private della libertà personale, Samuele Ciambriello, che ieri ha alzato la voce contro il riassetto delle direzioni generali del DAP voluto dal ministero.
“In questi giorni di grande fermento e preoccupazione, come portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali, non posso restare silente di fronte ai segnali inquietanti che arrivano dal Coordinamento dei Dirigenti Penitenziari e dal grido d’allarme lanciato dall’Unione delle Camere Penali e dalla stessa Magistratura”, ha dichiarato ieri, “Lo dico con chiarezza: la bozza di decreto ministeriale che sta circolando non è un semplice aggiustamento di uffici, ma è il tentativo maldestro di realizzare un disegno contrario alla nostra Carta Costituzionale“.
Per Ciambriello, il provvedimento che istituisce due nuove direzioni generali, quella delle specialità del corpo di polizia del penitenziario e quella dei servizi logistici del corpo penitenziario, deve essere modificato integralmente, come sottolineato anche dal coordinamento dei dirigenti penitenziari, dalla magistratura ordinaria e dall’Unione delle Camere penali.
Per il garante le nuove disposizioni “possono portare uno svuotamento del ruolo dirigenziale, a favore di una logica custodiale e repressiva, svuotando la funzione dei direttori delle carceri e delle stesse aree educative”.
“Il carcere non è una caserma e la custodia non è sfida muscolare”
“Siamo di fronte a un paradosso doloroso”, aggiunge, “mentre nei nostri istituti si consuma il dramma quotidiano del sovraffollamento e della solitudine, a Roma si pensa di rispondere con la militarizzazione. Porre il Gom (Gruppo Operativo Mobile) sotto la dipendenza diretta di un Dirigente Generale della Polizia Penitenziaria, sganciandolo dalla sintesi del Capo del Dipartimento e della dirigenza civile, significa una cosa sola: scambiare il carcere per una caserma e la custodia per una ‘sfida muscolare’”.
“Non abbiamo bisogni di nuovi Rambo”
“Questa bozza disegna un Dap sempre più distante dalla realtà cruda delle carceri”, ha continuato il garante, che ha invitato la politica a fermarsi e a ripartire “dall’articolo 27 della Costituzione”. “Non abbiamo bisogno di nuovi ‘Rambo’ o di gerarchie blindate che guardano solo all’ordine pubblico: abbiamo bisogno di rimettere al centro l’uomo, con la sua dignità che non è negoziabile. Abbiamo bisogno di direttori che abbiano i mezzi per dirigere, di agenti che non siano lasciati soli nelle sezioni a ‘buttare il sangue’ e di educatori che possano davvero educare, di figure sociosanitarie di ascolto, di progetti di inclusione sociale. Non possiamo abituarci al sovraffollamento, alla sofferenza psichica in carcere, alle migliaia di tossicodipendenti”, ha concluso.