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De Filippi, C’è… crisi per te: l’anno più difficile per la regina della Tv

Qualcosa si è inceppato negli oliati ingranaggi del successo di Maria De Filippi: anche lei deve fare i conti con un nuovo telespettatore.

De Filippi, C’è… crisi per te: l’anno più difficile per la regina della Tv

C’è un aneddoto che Maria De Filippi ama raccontare di se stessa, una liturgia che si ripete in quelle poche interviste a cui si concede come un’epifanica rivelazione. Da piccola, Maria, durante i viaggi col padre si fermava a fare rifornimento di carburante: le piaceva l’odore di benzina e l’ambiente, che ancora oggi le ricorda quei momenti di vita familiare, ma quello che l’attraeva di più era il portafoglio di Corrado, il benzinaio che le sventolava davanti la risma di soldi che profumavano di nafta. Se non si fosse laureata in Giurisprudenza, dopo una carriera scolastica da secchiona, avrebbe concretizzato quell’invito che già da bambina rivolgeva al padre con pragmatico cinismo, di aprire un distributore di benzina, per diventare ricchi. Ora, senza sporcarsi le mani, Maria De Filippi ricca lo è diventata davvero: nel 2025 i ricavi relativi all’esercizio del 2024 della Fascino PGT, casa di produzione televisiva la cui proprietà è equamente divisa tra lei e Mediaset, sono cresciuti da 57,9 milioni di euro nel 2023 a 66,2 milioni di euro, mentre l’utile netto è aumentato da 8,1 milioni a 10,8 milioni di euro, motivo per cui Piersilvio Berlusconi non può fare a meno dei programmi di Maria De Filippi, che sono la principale fonte di ascolti di Mediaset, tra i pochi che riescono a superare stabilmente le trasmissioni concorrenti della Rai.

Qualcosa è cambiato

Quest’anno, però, qualcosa si è inceppato negli oliati ingranaggi del successo mariano in tv. Il 14 febbraio, dopo un’eclatante rincorsa che ha ridotto il divario di share ai minimi termini, il people show di Canale 5 “C’è posta per te” è stato superato dalla finale del talent show di Rai 1 “The Voice Kids”, con Antonella Clerici trionfante come se avesse vinto “una medaglia olimpica”. Non ha giovato neanche la chiusura anticipata del Golia della televisione italiana, con “C’è posta per te” sorprendentemente epurato di un paio di puntate contro la sua usuale lunghezza. Il milione di spettatori in meno rispetto all’anno precedente (dal 30,5% nel 2025 al 26,5% di share nel 2026: la stagione di “C’è posta per te” meno seguita di sempre), ha influenzato gli ascolti della fase serale di “Amici” che, pur vincendo il conforto con “Canzonissima” su Rai 1, ha dissipato il proprio tesoretto di affezionati in un modo difficile da ignorare.

Con la consapevolezza che ogni annata televisiva faccia storia a sé, c’è un dato di fatto che anche un Mostro Sacro della televisione come Maria De Filippi non può più ignorare, ovvero che il telespettatore medio inteso come unità di misura dello share non esiste più, sostituito da viewer e community, chatter e follower: un mondo di utenti che non è più un sottobosco, ma che ha cambiato la propria fruizione televisiva grazie allo streaming di Netflix e Prime Video, Disney+ e Apple Tv, e che ha compreso quanto sia più esaltante vedere una serie americana di qualità cinematografica che tergiversare sul luogo comune televisivo italiano.

Tra dame e cavalieri

È notizia recente che la Fascino PGT impiegherà parte delle proprie risorse nella produzione di microdrama, fiction verticali pensate appositamente per la visione da smartphone, perfette per i social media e caratterizzate da un montaggio veloce “a misura di scroll”, di cui non è ancora possibile valutare le stime. Forse basterà questo per dimenticare i limiti di un linguaggio televisivo obsoleto e reiterato nei suoi programmi di punta, salvati solo da una coriacea abitudine di un certo tipo di pubblico destinato sempre più ad assottigliarsi, prevaricato dalle nuove etnografie del consumo mediale nelle quali Maria fatica a rispecchiarsi.

Dall’alto di quella nicchia super partes dei gradini di “Uomini e Donne”, Maria De Filippi potrà anche aver smesso di sentirsi migliore dei suoi tronisti, come ha dichiarato durante un’ecumenica chiacchierata con Fabio Fazio, ma sa che il lavoro sporchissimo lo ha demandato agli opinionisti molto di parte Gianni Sperti, Tina Cipollari e Tinì Cansino, vigili ausiliari di un traffico umano che potrebbe garantire un ricambio di dinamiche, una modernizzazione soffocata dal lavoro castrante della redazione “che sa tutto”, ma che non azzecca una coppia duratura da anni e che proprio non vuole staccarsi dal modello “maschio stronzo/donna isterica” che il linguaggio della contemporaneità già tenta con fatica di estirpare. Del resto quei pochi personaggi, tra “dame” e “cavalieri”, che si dimostrano dotati di una certa assennatezza, scevri da qualunque dramma, vengono abitualmente ostacolati e denigrati da un parterre iracondo, perché rappresentano una minaccia contro la logica salomonica della conduttrice, l’unica deputata a quegli interventi risolutivi che l’hanno trasformata in un meme.

Cattivi maestri

“Amici” vive della competizione tra ballerini e cantanti, con questi ultimi preferiti per visibilità e piazzamento professionale, fosse solo per una singola stagione in classifica: non a caso negli ultimi anni sono parecchi i concorrenti ritiratisi per eccesso di stress, indice e sintomo di una “scuola”, seppur televisiva, che non cura i propri allievi ma li percuote con la bile e l’ego di professori dalle incerte qualità pedagogiche, preoccupata esclusivamente a trasformarli in un ritorno economico. Il regolamento sulle esclusioni dei concorrenti, che dovrebbe sancire un patto di equilibrio tra lo show televisivo e lo spettatore, privato della sua facoltà decisionale col televoto (perché il programma, ad eccezione della puntata finale, viene registrato), è l’ennesimo tasto dolente, manipolato dalle simpatie di Maria, della giuria urticante, delle case discografiche.

La recente semifinale doveva essere eliminatoria, ma ha portato all’ultima fase del programma gli stessi “alunni” che voleva sfrondare, delegittimando lo spettacolo per trasformarlo in un siparietto. Forse “C’è posta per te” rappresenta il suo meglio e anche il suo peggio; il lavoro di ricerca di persone, private per anni di qualunque contatto tra loro, e la costruzione delle storie, commoventi ma non patetiche, è davvero di pregio, ma l’interazione umana, spesso rude e sgrammaticata, serve ad introdurre quell’elemento salvifico, cioè l’intercessione di Maria, momento catartico della trasmissione, che il pubblico vuole.

Pragmatico cinismo

Ma al cospetto di tante e legittime prese di posizione della De Filippi, risolutive affinché quella busta si apra, ce ne sono state altre sintomatiche che, in anni recenti di linguaggio che filtra femminismo, maschilismo tossico e patriarcato, hanno sottolineato un vago grado di ambiguità: dalla normalizzazione di certe situazioni borderline, alle ironie sui fidanzati rifiutati che minacciano di non cedere ai propri propositi di riconquista, con un sottofondo di risate generali. E Maria? Probabilmente è rimasta quella bambina che con pragmatico cinismo voleva diventare ricca senza sporcarsi le mani.