La Sveglia

Occhi su Gaza, diario di bordo #211

Questa volta alla luce del sole. Lunedì la marina militare israeliana ha abbordato in acque internazionali le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, ripresa in diretta dagli attivisti con le mani alzate mentre i commando si affiancano. I precedenti assalti erano avvenuti di notte. Questo no.

Le cinquantaquattro imbarcazioni erano partite giovedì da Marmaris con attivisti da circa settanta paesi. La marina le ha fermate a ottanta miglia nautiche a ovest di Cipro, oltre duecentocinquanta da Gaza. Lo conferma la Farnesina. Un’ora prima il ministero degli Esteri israeliano aveva intimato su X di cambiare rotta. Circa cento persone trasferite verso il porto di Ashdod. Maria Elena Delia, portavoce italiana, parla di trentacinque italiani su otto barche battenti bandiera italiana, sette o otto già presi. Per l’articolo 4 del Codice della navigazione una nave italiana in acque internazionali è territorio dello Stato.

La Turchia parla di «un nuovo atto di pirateria». Israele non lo nasconde. Lo rivendica. Il ministero degli Esteri israeliano la definisce “una provocazione fine a se stessa” e accusa “due violenti gruppi turchi”. L’impunità esibita come diritto.

Dario Carotenuto, deputato M5S, unico parlamentare italiano imbarcato, lancia un appello da una nave in fuga verso le acque turche: «Intervenite per liberare subito questi equipaggi». Il 21 aprile, al Consiglio Affari esteri, Italia e Germania avevano bloccato la sospensione dell’accordo di associazione fra Unione europea e Israele chiesta da Spagna, Irlanda e Slovenia. Tajani: «La nostra posizione è identica alla Germania». Lo stesso governo che tiene aperto l’accordo che copre quello che la Corte internazionale di giustizia definisce genocidio chiede a Israele di «garantire la sicurezza» dei cittadini italiani sequestrati. Chiede al pirata di proteggere chi abborda.

L’atto è in acque internazionali. È nel salone di Palazzo Chigi. La luce del sole li illumina entrambi.