Salario minimo, le opposizioni ci riprovano per smascherare il bluff del governo

Le opposizioni provano a smascherare il bluff del governo sul lavoro povero: arriva l'emendamento per introdurre il salario minimo.

Salario minimo, le opposizioni ci riprovano per smascherare il bluff del governo

Le opposizioni ci riprovano. La battaglia per il salario minimo riparte nel tentativo di smascherare ancora una volta le vere intenzioni del governo sul fronte del lavoro. Perché il salario giusto, secondo le opposizioni, non può bastare da solo se non si fa nulla per aiutare anche chi guadagna meno.

Tra i 109 emendamenti presentati alla Camera dal Movimento 5 Stelle al decreto, c’è anche il ritorno della proposta di legge a prima firma Giuseppe Conte per introdurre un salario minimo di 9 euro l’ora. L’emendamento è stato sottoscritto anche da Pd, Avs, Azione, +Europa e da Marianna Madia, ora iscritta da indipendente in Italia Viva. Insomma, le stesse forze politiche che finora hanno proposto il salario minimo.

Decreto Lavoro, dal salario minimo ai rinnovi dei contratti: gli emendamenti

L’emendamento ripropone la proposta dei 9 euro lordi l’ora che era stata sottoscritta da tutti i leader di opposizione. In totale sono circa 500 gli emendamenti al decreto Lavoro depositati dai gruppi parlamentari in commissione Lavoro alla Camera. Tra questi, se ne contano 112 del Pd e 109 dei 5 Stelle, oltre alla proposta condivisa per l’introduzione del salario minimo.

Una proposta il cui obiettivo è quello di integrare il concetto di salario giusto introdotto da questo decreto ma su cui ancora ci sono diverse incognite da chiarire. L’idea delle opposizioni è quella di garantire, intanto, un salario non al di sotto dei 9 euro l’ora per tutti i lavoratori e poi capire in che modo potrà essere applicato il salario giusto che non prevede, però, una soglia minima nazionale.

Intanto c’è un altro tema su cui si potrebbe intervenire sul decreto Lavoro. Tra gli emendamenti, infatti, c’è quello sostenuto dal sottosegretario al Lavoro ed esponente della Lega, Claudio Durigon, riguardante i rinnovi dei contratti. Lo stesso Durigon spiega che l’emendamento vuole “incentivare ancora di più la crescita salariale dei lavoratori mettendo una norma, che a scadenza del contratto, anche se si rinnova due o tre anni dopo si riprende quanto perso” in modo retroattivo.

La norma era stata inizialmente proposta nel decreto, ma poi era stata limitata agli anni a partire da quello attuale. Con questo emendamento, invece, si andrebbe a intervenire anche sugli anni passati, garantendo ai lavoratori – in caso di mancato rinnovo dei contratti nazionali – un adeguamento salariale del 30% dell’inflazione anche per gli anni passati. Un intervento utile soprattutto nei casi di contratti scaduti da più anni.