La guerra in Iran presenta il conto: l’inflazione corre come nel 2022

La guerra in Iran pesa sull'inflazione, che sale a ritmi che non si registravano dalla crisi del 2022-2023.

La guerra in Iran presenta il conto: l’inflazione corre come nel 2022

L’inflazione rialza la testa. Anzi, torna a correre come non faceva dal 2022-2023, nel pieno della crisi causata dalla guerra in Ucraina. Giorgia Meloni andrà pure a fare la spesa al supermercato spesso – come ha rivendicato durante il premier time – ma è evidente che se nega il problema del potere d’acquisto degli italiani è perché il suo portafoglio è ben più pieno di quello di una famiglia media. I rincari ci sono e si fanno sentire, tanto sui beni energetici quanto sul carrello della spesa.

La presidente del Consiglio sostiene che non ha rinunciato alla sua “vita normale” proprio per “capire come stanno le cose”, ma evidentemente il suo punto di vista è offuscato considerando lo scenario delineato anche dagli ultimi dati Istat. Ad aprile l’Indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registra un +1,1% su base mensile e un +2,7% su base annua (a marzo era +1,7%). L’Istat certifica, quindi, i primi effetti concreti sui prezzi della crisi nel Golfo causata dal conflitto voluto da Usa e Israele.

Corre l’inflazione: dai beni energetici agli alimentari

Il caro-prezzi è infatti legato principalmente alle tensioni sui prezzi energetici, passati dal -2,1% all’attuale +9,2%. Ma non è l’unico rincaro alle stelle, perché a salire sono pure i costi degli alimentari non lavorati: passano dal +4,7% al 5,9%. L’unica nota positiva, che ha permesso di frenare l’accelerazione dell’inflazione, arriva sul fronte di alcune tipologie di servizi, come quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona (dal +3% al +2,6%). Non si può dire lo stesso per il carrello della spesa, la cui crescita annua sale dal 2,2% al 2,3%. Rincarano anche i prodotti ad alta frequenza d’acquisto, passando dal +3,1% al +4,2%. Scende, invece, l’inflazione di fondo all’1,6% dal precedente +1,9%. L’indice ammortizzato dei prezzi al consumo (Ipca) registra una variazione del +1,6% su base mensile, per effetto della fine dei saldi stagionali di cui invece l’indice generale non tiene conto. Per l’Ipca la crescita su base annua è invece del +2,8% rispetto al +1,6% del mese precedente.

Balzo da record, come nel 2022: arriva la stangata per le famiglie

Siamo di fronte a quello che l’Unione Nazionale Consumatori definisce un “rialzo shock”. Il presidente dell’associazione, Massimiliano Dona, sottolinea come l’inflazione annua al 2,7% sia un “record che non si registrava dal settembre 2023, mentre il balzo di quella mensile che decolla dell’1,1% è un primato che non si aveva addirittura dall’ottobre del 2022 per via della guerra in Ucraina”. Stiamo di fatto tornando a una situazione che ricorda quella del post-guerra in Ucraina con “effetti devastanti” come quelli già visti allora. “Il blocco di Hormuz – sottolinea Dona – sta determinando una vera e propria stangata e più proseguirà e peggio sarà”.

Con l’inflazione tendenziale al 2,7%, l’Unc stima per una coppia con due figli un aumento complessivo del costo della vita da 1.024 euro su base annua, di cui 269 euro per i soli prodotti alimentari e le bevande analcoliche e 286 euro per il carrello della spesa. Per una coppia con un figlio, invece, la spesa aggiuntiva si attesta a 940 euro annui. Anche Confcommercio è preoccupata dall’inflazione, che stima in crescita del 3,4% sull’anno a causa delle tensioni in Medio Oriente. Nel report Congiuntura di maggio, l’associazione sottolinea che l’attesa per il Pil è di una crescita dello 0,1% su base congiunturale a maggio e dell’1,5% su base tendenziale, ma l’aumento dell’inflazione potrebbe mettere a rischio la ripresa economica.

Proprio l’inflazione è ritenuta dall’associazione come “l’elemento più critico”, soprattutto a causa della prevista “ulteriore accelerazione rispetto ai mesi precedenti” a maggio, che riporterebbe i valori su livelli che non si registravano dall’estate del 2023. Il problema maggiore riguarda ancora il settore energetico, a cui aggiungere gli alimentari non lavorati. Viene così ritenuto probabile che questi rincari possano trasmettersi ad altre filiere, con possibili effetti negativi nei prossimi mesi sulla fiducia delle famiglie e di conseguenza sui comportamenti di consumo.